Lo scaffale
Camera e Senato, perché serve una riforma nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale
Oggi il Parlamento della Repubblica ha dinanzi a sé soprattutto una sfida che pare impossibile vincere. Quella della sua funzione nell’era delle più avanzate tecnologie. Un’istituzione modellata su schemi ottocenteschi appare in stridente ritardo con il tempo presente, nel quale si corre a perdifiato e decisioni gigantesche vengono assunte in un nanosecondo. In aggiunta, il Parlamento, in quanto sede più alta della Politica, è bersagliato “da fuori” in modo incessante, tra fake news, gossip e disinformazione orchestrata ad arte. Questo agevole libro di Salvatore Curreri, giurista da sempre impegnato sul fronte del rinnovamento delle istituzioni (“Il Parlamento marginale o centrale?”, Il Mulino), fa il punto della situazione non senza aver prima ripercorso le grandi tappe della storia costituzionale italiana. Per arrivare poi a squadernare i problemi dell’oggi. Che sono effettivamente enormi, tanto che non si riesce a risolverli malgrado i vari tentativi di questi ultimi decenni.
E allora l’ultima parte del libro di Curreri rappresenta un utilissimo vademecum che tutte le forze politiche dovrebbero prendere in esame, perché si tratta di proposte fattibili e, perlomeno alcune, largamente condivisibili. È chiaro che la questione ha due corni: l’aspetto politico, sul quale il giurista può dire la sua fino a un certo punto; e quello “tecnico”, mirante a svecchiare liturgie e prassi superate dal tempo. Per capirci, tutto il tema del rafforzamento del governo nel suo rapporto con il Parlamento è oggetto di battaglia politica, fatto salvo che se il governo diventasse «il baricentro del sistema» si finirebbe per «compromettere quell’equilibrio e controllo reciproco tra i potenti (i famosi pesi e contrappesi) su cui in democrazia qualunque forma di governo deve fondarsi». Alcune proposte Curreri le considera «ineludibili»: in primis, il superamento del bicameralismo perfetto (che tra l’altro ormai è una finzione, dato che una Camera approva una legge e l’altra la “timbra” senza nemmeno discuterla). Di qui l’idea che la fiducia al governo venga espressa in una sola Camera, trasformando la seconda «in una Camera di rappresentanza delle autonomie territoriali che, per sua natura, abbia il compito di verificare le politiche pubbliche».
Ci sono poi molti altri problemi, a partire dal rapporto tra elettori ed eletti (le famose liste bloccate), il possibile ritorno di forme di finanziamento pubblico, il referendum propositivo, l’utilizzo dell’IA nel lavoro parlamentare e anche per agevolare la trasparenza di quest’ultimo presso i cittadini. Quello che è certo è che oggi bisogna radicalmente rivedere la situazione efficacemente descritta in un tweet da un’imprenditrice americana: «Mentre i cittadini usano strumenti del XXI secolo per parlare, le istituzioni politiche usano strumenti del XX secolo per ascoltare e procedimenti del XIX secolo per rispondere». A lungo andare, se non si svecchia l’istituto parlamentare, la democrazia può anche morire.
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