Un cappio nel box. È il lugubre ritrovamento che sta sconvolgendo il mondo della NASCAR. Obiettivo è il 26enne Bubba Wallace, unico pilota afroamericano del campionato. La corda, legata come per un’impiccagione, in una simbologia che ricorda il razzismo e il fanatismo del Ku Klux Klan, è stata ritrovata nei box del circuito di Talladega, in Alabama. Lì, domenica, si sarebbe dovuta tenere la prima gara con il pubblico dopo l’interruzione causata dalla pandemia da coronavirus. La manifestazione è stata rinviata a lunedì a causa di temporali in arrivo.

Wallace si era espresso direttamente nella lotta contro le discriminazioni razziali, sulla scia delle manifestazioni e delle proteste per la morte di George Floyd, l’afroamericano ucciso a Minneapolis dalla polizia il 25 maggio del 2020. Il pilota si era anche espresso a favore del bando delle bandiere confederate nella NASCAR. I drappi sono da sempre molto popolari negli Stati del Sud. Oggi quel simbolo è sempre più associato a razzismo e schiavismo: la questione schiavista fu al centro della guerra di secessione americana tra gli stati confederati (a favore della schiavitù) e l’unione, tra il 1861 e il 1865.

Bubba Wallace ha commentato l’episodio sulla sua pagina Twitter. Si è detto “incredibilmente triste” per lo “spregevole atto di razzismo” che comunque “non mi spezzerà”. Non mi arrenderò mai e poi mai, ha detto Wallace. Gli organizzatori della corsa hanno sporto denuncia per “crimine d’odio”. “Siamo furiosi e oltraggiati e non possiamo esprimere con abbastanza forza quanto prendiamo seriamente questo gesto di odio. Abbiamo aperto un’indagine immediata e faremo tutto il possibile per identificare i responsabili ed espellerli dal nostro entourage – ha dichiarato l’organizzazione del Gran Premio in una nota – Non c’è spazio per il razzismo all’interno di NASCAR”.

Non è tuttavia compatto il mondo delle corse automobilistiche. Prima del rinvio, sul circuito un aereo aveva volato con attaccata una bandiera confederata e la scritta “Defund NASCAR” (“Togliamo i fondi alla NASCAR”). Il divieto della bandiera era entrato in vigore prima della gara della settimana scorsa a Miami, alla quale avevano avuto accesso solo un migliaio di militari. Domenica, prima del rinvio, nessuna bandiera sugli spalti, dove l’accesso era consentito a circa 5mila tifosi; ma molte nelle strade: a bordo di auto e pick-up che circolavano nei dintorni della pista. Ray Ricciarelli, pilota della NASCAR, si era espresso contrariamente al divieto decidendo di non correre la prossima stagione: “È stato divertente, un sogno diventato realtà, ma se questa è la direzione che la NASCAR sta prendendo, non tornerò. A me non interessa nulla della bandiera confederata – aveva aggiunto in un post, poi cancellato – ma ci sono persone a cui interessa, e questo non li rende razzisti”.

Proprio oggi Lewis Hamilton, campione del mondo sei volte di Formula1, ha diffuso le sue foto a una manifestazione di Black Lives Matter a Londra, Hyde Park. Già nelle scorse settimane il pilota aveva accusato il suo mondo di non essere inclusivo e di non aver espresso abbastanza sostegno alla causa anti-razzista.