Nelle carceri del Lazio ci 5.569 detenuti su 5.158 posti disponibili, per un sovraffollamento pari al 118 per cento. E’ questa la fotogrofia presentata ieri dal Garante dei detenuti della Regione Lazio, Stefano Anastasìa, insieme all’assessora regionale alla Sicurezza urbana, Valentina Corrado, alla Pisana sui dati 2021 relativi alla condizione carceraria negli istituti penitenziari del Lazio.

Secondo l’ultimo report dello scorso 30 novembre, si è registrata una costante crescita dei detenuti negli istituti penitenziari italiani dal mese di luglio, aumentando i rischi di diffusione del Covid-19 nelle carceri. “È un sistema costantemente sovraffollato”, ha affermato Anastasìa, che però ha assicurato che “sull’andamento delle presenze nelle carceri Lazio, la situazione in termini generali sembra migliore di quella nazionale, perché non è in corso un incremento.
Nelle carceri italiane, infatti, si registra una “capienza regolamentare di 50.809 posti e al 30 novembre il dato delle presenze era di 54.593”, ha spiegato Anastasìa.

Nel Lazio, la situazione più preoccupante è da tempo quella di Latina, dove il tasso di affollamento è al 173 per cento. Anastasìa ha spiegato che nel carcere pontino, costituito per metà dalla sezione maschile e per metà dalla sezione femminile, il sovraffollamento è tutto concentrato nella sezione maschile.

Maglia nera anche per gli altri istituti penitenziari del Lazio. “In una condizione di sovraffollamento superiore alla media regionale e nazionale ci sono anche Civitavecchia, 152 per cento, Roma Regina Coeli, 144 per cento, e Rebibbia femminile, al 134 per cento – ha continuato a tale proposito Anastasìa – Questo ci dice quanto sia difficile la situazione in questi istituti”.

Dei 5.569 detenuti nel Lazio, il 68,7 percento ha ricevuto una condanna definita in carcere, un dato leggermente inferiore a quella nazionale che si attesta al 69,1 per cento; il 14,9 per cento è invece in attesa di giudizio del 14,9 per cento, inferiore a quella nazionale del 16,2 per cento. La presenza di stranieri è del 37,7 per cento, superiore alla media nazionale del 31,7 per cento, e una presenza di donne pari al 7 per cento. “Quest’ultimo dato – ha spiegato Anastasia – è superiore alla media nazionale del 3,8 per cento, perché nel Lazio abbiamo il più grande istituito penitenziario femminile di Italia e Europa, Rebibbia femminile, quindi una parte consistente delle donne detenute in Italia è a Roma e questo spiega il dato”.

Nuovi fondi per l’accoglienza dei familiari

Per migliorare le condizioni carcerarie dei detenuti la Regione Lazio ha stanziato 550 mila euro. I fondi, attraverso interventi strutturali, saranno indirizzati a una riqualificazione degli spazi destinati ad aree verdi, ludoteche, spazi per accoglienza dei familiari, altri sulle palestre sportive e risorse per il sostegno al benessere psicofisico. Inoltre, sono stati stanziati 170 mila euro per la digitalizzazione e 180 alle università per favorire e ampliare l’offerta didattica.

“C’è un impegno e volontà di fare di più – ha spiegato l’assessora regionale alla Sicurezza urbana, Valentina Corrado -, perché il carcere non è altro rispetto alla società ma è parte integrante. Anche sul bilancio previsionale che ci accingiamo ad approvare in Aula, tra interventi finalizzati alla rieducazione e reinserimento sociale e interventi strutturali la legge 7 del 2007 è coperta con circa un milione di euro. Queste risorse ci consentiranno di aumentare gli interventi già previsti”.

La situazione sanitaria nelle carceri

Il Garante ha posto l’accento sulle condizioni dei detenuti nelle carceri, rese più difficili con la pandemia di Covid-19. “Pesa sulla necessità di molti detenuti potersi avvicinare ai propri luoghi di vita e ai familiari – ha detto Anastasìa – Infatti, gli istituti penitenziari sono congelati dall’effetto Covid-19, perché in tanti istituti della nostra regione e non solo ci sono stati molti trasferimenti di diverse decine di detenuti da un luogo a un altro, spesso in altre regioni, e non riescono a tornare nella loro sede originaria”. Quindi l’allarme del Garante “perché ogni trasferimento va centellinato in quanto va garantita la quarantena all’ingresso in istituto: questo sta rendendo molto complicata la gestione della vita in carcere”.

Per quello che riguarda i contagi di Covid-19 negli istituti penitenziari, i casi di positività nelle carceri del Lazio sono molto contenuti e prossimi allo zero rispetto ai positivi negli istituti di detenzione italiani. “Dopo avere avuto situazioni di grande difficoltà a gennaio e aprile 2021, ora la situazione è relativamente sotto controllo – ha spiegato Anastasìa – All’ultima rilevazione di ieri risultavano quattro positivi nelle carceri del Lazio e tutti senza condizioni cliniche preoccupanti”. Viceversa, in Italia “in queste settimane c’è un dato preoccupante di crescita di casi di positività al Covid-19 dentro gli istituti penitenziari. Al 13 dicembre erano 239, con pochi casi di ricovero: la curva ci parla di una ripresa della diffusione del virus, che si riproduce in carcere come nella società”.

Dati positivi anche per quel che riguarda la campagna vaccinale. Nel 2021, 6.014 detenuti nel Lazio hanno ricevuto la doppia dose del vaccino. “Al 16 dicembre – ha proseguito il Garante – possiamo dire che 2.483 detenuti, la metà di quelli presenti nel Lazio, hanno ricevuto la dose booster”.

Il Garante ha presentato anche i dati sulle residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza. Si tratta per Anastasìa di un “tema particolarmente spinoso”. Il totale della capienza nelle Rems nel Lazio è di 106 posti. Nel 2021 stata aperta una nuova struttura a Rieti, programmata per 15 posti. Attualmente in lista di attesa ci sono 34 persone, di cui sette donne. Lo scorso anno in lista attesa nel Lazio c’erano 73 persone di cui 10 donne. “Quindi – ha detto Anastasìa – nel 2021 la lista d’attesa è stata più che dimezzata”.

In merito alla Rems, il Garante ha aggiunto che “in assenza di altro titolo di detenzione, si presenta come illegittimo e su cui sono pendenti ricorsi alla Corte europea dei diritti umani. Al momento nelle carceri del Lazio ci sono sei dei 34 pazienti in attesa di Rems, tra cui una donna. Poi ci sono in carcere 11 persone seminferme di mente. Inoltre, tre persone in attesa di Rems sono ospiti dei servizi psichiatrici. È una situazione abbastanza complicata ma in via di progressivo miglioramento”.

Per il Garante il problema delle Rems non è la capienza: “la Regione aveva 91 posti, ora ne ha 106, un dato superiore alla media nazionale – ha concluso Anastasia – C’è un eccesso di provvedimenti di misure di sicurezza residenziale protetta e poi c’è una difficoltà a rimettere sul territorio le persone che entrano nelle Rems: il risultato è che il sistema si ingessa”.

 

Redazione