Dopo circa due anni e mezzo, il Consiglio superiore della magistratura è tornato sui propri passi: proponendo Francesco Lo Voi a procuratore di Roma. Il nome del procuratore di Palermo, infatti, era già uscito il 23 maggio del 2019 quando la Commissione per gli incarichi direttivi per la prima volta aveva affrontato il dossier sulla successione di Giuseppe Pignatone. Quel giorno Lo Voi aveva preso un solo voto, quello del togato di Area Mario Suriano. Le nomine dei magistrati, soprattutto quelle dei procuratori, talvolta sfuggono alle logiche correntizie.

Lo Voi, infatti, esponente di Magistratura indipendente, la corrente di destra delle toghe, era stato votato da un magistrato della sinistra giudiziaria, il gruppo che quando si trattò di discutere la sua nomina a procuratore di Palermo aveva invece fatto le barricate. «È uno che dorme in hotel cinque stelle mentre i suoi colleghi sono qui in trincea a spalare fango», disse il pm anticamorra Antonello Ardituro, un magistrato di Area, in occasione della sua nomina riferendosi al fatto che Lo Voi in quel momento prestava servizio a Eurojust a Bruxelles. Di Lo Voi come procuratore di Roma si discusse molto in quel periodo. Palamara, due giorni prima del voto, il 21 maggio del 2019, parlando con il collega Luigi Spina, disse di essere lui ad aver aiutato Pignatone a portare Lo Voi a Palermo, accennando anche al ricorso che Lo Forte (Guido, procuratore di Messina, bocciato dal Csm, ndr) aveva fatto contro questa nomina. «C’è pure Pignatone in mezzo… vabbè.. e meglio che non ti racconti…», disse Palamara a Spina non sapendo di essere ascoltato con il trojan.

Per sapere a cosa si riferisse Palamara bisognerà aspettare la pubblicazione del libro Il Sistema scritto con il direttore di Libero Alessandro Sallusti. «Pignatone mi rivela di avvertire degli strani movimenti intorno a questa vicenda e di temere che anche il Consiglio di Stato possa dare ragione a Lo Forte», scrive Palamara. «La pratica – prosegue l’ex magistrato – finisce alla quarta sezione, nel frattempo presieduta da Riccardo Virgilio, che nei racconti di Pignatone è a lui legato da rapporti di antica amicizia». Palamara racconta poi dell’incontro fra Lo Voi e Pignatone una mattina presso la sua abitazione: «Dopo aver lasciato sul tavolo i cornetti che mia moglie ha comprato per gli ospiti, mi allontano per preparare il caffè. Li vedo parlare in maniera molto fitta e riservata. Quando torno a tavola la discussione riprende su tematiche di carattere generale».

«Di questo incontro parlo direttamente con Francesco Lo Voi nel mese di gennaio del 2016, in occasione di una sua venuta a Roma. Ci incontriamo nel Caffè Giuliani in via Solferino nei pressi del Csm. Poche settimane dopo arriva la sentenza di Virgilio, favorevole a Lo Voi. Che potrà così insediarsi alla procura di Palermo», aggiunge quindi Palamara. Un episodio poco noto è, invece, la testimonianza di Nicola Russo, il relatore di quella sentenza, davanti al gip del tribunale di Roma Gaspare Sturzo il 5 maggio del 2018. Russo e Virgilio sono stati appena arrestati per corruzione in atti giudiziari. Russo, verbalizza il giudice, afferma di aver ricevuto nel tempo «diverse segnalazioni da generali della guardia di finanza e magistrati».

«Chi sono i giudici che si sono raccomandati?», domanda il pm Giuseppe Cascini, ora consigliere del Csm di Area.
«Sono colleghi, anche pubblici ministeri che lei conosce bene», risponde Russo.
«Io sono interessato a sapere chi sono», replica secco Cascini sentendosi toccato da vicino. Russo nicchia e non risponde.
«Quindi non ci vuole dire chi sono questi magistrati?», insiste Cascini.
«Mi sono pervenute segnalazioni», la risposta generica di Russo.
Cascini, allora, torna alla carica: «Io vorrei che fosse messo a verbale che è stato chiesto di indicare i nomi e che non li vuole fare. Punto e basta».
L’avvocato di Russo si intromette: «Il pm deve sempre trovare una cosa negativa».
Tocca a Sturzo buttare acqua sul fuoco: «Una frase detta così può essere interpretata con la volontà di coprire qualcuno e allora è giusto che il pm faccia domande precise. Il suo cliente non intende fare nomi. Se ci sarà altro il pm andrà a vedere, il discorso finisce qua». Ed è finito veramente quel giorno. A meno che Palamara e Russo non vogliano prima o poi raccontare quello che sanno.