Ambrogio
Casa a Milano, il Comune vuole recuperare edifici dagli enti, ma servono 2 miliardi. E gli alloggi privati sfitti toccano quota 100mila
Milano resta la città più cara d’Italia. Nel secondo trimestre 2026, rileva l’ufficio studi di idealista, il canone medio ha toccato i 23,3 euro al metro quadrato, il valore più alto del Paese, davanti a Firenze e Venezia. Il capoluogo lombardo mostra però un paradosso: in cima i prezzi si stabilizzano – invariati nel trimestre, mentre Torino cresce del 4,7% e Bologna del 2% – ma la soglia di sostenibilità è ormai sfondata. La Caritas ambrosiana calcola che il 42% di chi si rivolge ai suoi centri spende oltre il 40% del reddito per l’affitto, oltre il limite prudenziale del 30%, e registra un’impennata degli sfratti.
Milano centomila alloggi privati sfitti
Nel frattempo Palazzo Marino stima nella sola Milano centomila alloggi privati sfitti. Su questo scarto si gioca il Piano casa straordinario, approvato nell’ottobre 2024. L’obiettivo dichiarato è la classe media espulsa dalla gentrificazione seguita a Expo 2015: lavoratori con redditi fra 1.500 e 2.500 euro, per i quali un bilocale sotto i 1.200 euro mensili è diventato raro. Il canone dell’edilizia sociale calmierata non dovrebbe superare gli 80 euro al metro l’anno, circa 666 euro al mese per cento metri quadri.
Milano, il Comune vuole acquistare edifici dagli enti, ma servono 2 miliari
A giugno il Comune ha annunciato di essere pronto ad acquistare edifici residenziali, da enti pubblici e privati, per destinarli ad affitti calmierati recuperando patrimonio esistente senza consumare nuovo suolo, come spiega l’assessore al Bilancio Emmanuel Conte. Qui affiora il nodo. Il sindaco Sala ha ammesso che per attuare il piano servirebbero circa due miliardi, risorse che il Comune non possiede: da qui l’apertura agli operatori immobiliari, chiamati a costruire sotto una «forte regia pubblica». La formula misura la distanza fra ambizione e mezzi. La direzione resta pubblica sulla carta, ma l’esecuzione dipende dal capitale privato che proprio quelle dinamiche di mercato hanno reso necessario governare. Chi segue il dossier, come l’urbanista Davide Agazzi, ricorda che il piano ha un orizzonte lungo e andrebbe affiancato da strumenti immediati, dal canone concordato al recupero degli sfitti. Sullo sfondo, la dimensione metropolitana: alcuni degli alloggi individuati dal Comune si trovano nell’hinterland, segno che la questione abitativa milanese ha smesso di fermarsi ai confini della città.
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