Era il 29 luglio quando la sindaca Virginia Raggi, dopo una riunione in prefettura, annunciava con una certa perentorietà l’imminenza dello sgombero del palazzo al civico 8 di via Napoleone III nei pressi della Stazione Termini occupato da molti anni dai neofascisti di CasaPound, che ne aveva fatto la sua sede. “Lo avevo detto anni fa – ha scritto in un post con la foto che la ritraeva davanti alla sede – ora finalmente ci siamo”. L’annuncio, ad oggi rimane una fake news perché lo sgombero non si è visto nemmeno in lontananza.

Il tema è dibattuto ormai da molti anni. C’è anche un account satirico di Twitter che pone ogni giorno la domanda: “Hanno sgomberato la sede di Casapound?”. L’inevitabile risposta è no, anche se l’annuncio di fine luglio sembrava non lasciare scampo ai neofascisti. I militanti che presidiano la sede, come i candidati alla carica di sindaco di Roma e i partiti che li sostengono, sono pronti a fare della questione un argomento di scontro fisico ed elettorale in vista delle elezioni del 3 e 4 ottobre.

Un anno fa anche Matteo Salvini fece sapere la sua opinione non sbilanciandosi troppo però: “Quel palazzo non è pericolante. Mi sembra che le priorità di Roma siano ben altre”. L’edificio all’Esquilino, fu occupato il giorno di Santo Stefano del 2003 e sul proprio sito Casapound ricorda così l’evento: “Lo stereotipo reazionario che vuole l’occupazione di edifici disabitati come pratica esclusiva della sinistra è pugnalato a morte”. Sei piani, venti appartamenti il palazzo è di proprietà del Demanio che subito dopo l’occupazione neofascista presentò denuncia. Era utilizzato negli anni Sessanta dal ministero della Pubblica Istruzione e per molti anni è poi rimasto disabitato. Nel 2016 vennero tagliate acqua e luce, poi misteriosamente riallacciate.

Nel 2016, il palazzo di via Napoleone III venne inserito nella lista di quelli da sgomberare. La Corte dei Conti ha valutato un danno erariale di 300mila euro per ogni anno di occupazione. Nell’agosto 2019 la sindaca Raggi ottenne di fare rimuovere la scritta CasaPound dall’edificio. Un anno dopo la Procura di Roma chiese al gip il sequestro preventivo dell’immobile per occupazione abusiva che venne notificato a chi si trovata all’interno dello stabile, che però respinse la seconda accusa, quella di istigazione a delinquere per odio razziale: “Deve osservarsi che il materiale probatorio acquisito in atti non è sufficiente per poter affermare la sussistenza del fumus criminis relativo all’articolo 604 bis del codice penale”.

Così il 29 luglio arriva l’annuncio di Roma Virginia Raggi: “L’idea è quella di poterlo prendere noi in carico e trasformarlo in un edificio di case popolari. Vogliamo arrivare a conclusione di questa triste vicenda nel più breve tempo possibile”. La sindaca ha poi aggiunto che verrà effettuato un censimento sulle persone presenti all’interno in modo che coloro che hanno delle fragilità possano essere assistiti in altro luogo dagli assistenti sociali di Roma Capitale. Chi non ha alcun diritto, invece dovrà lasciare quegli spazi immediatamente. La legge è uguale per tutti”.

Ad oggi nella sede di CasaPound di via Napoleone III vivono una ventina di famiglie, tra cui quelle dei dirigenti del partito neofascista.

Riccardo Annibali