Per i giornali era il mostro, il ladro di bambini. Per la Lega e Fratelli d’Italia era il cavallo di Troia attraverso cui far cadere il buon governo Pd in Emilia Romagna. Dall’altro ieri il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, può tornare a fare il sindaco, dopo la decisione della Cassazione di revocare l’obbligo di dimora. «Pur dovendo attendere le motivazioni della decisione – è il commento dei suoi legali Giovanni Tarquini e Vittorio Manes – sembra desumersi che la Corte abbia ritenuto che le condotte, contestate a Carletti, non giustificano alcuna misura cautelare».
Chissà che diranno quei pm che a fine giugno hanno invece deciso di mettere le manette al primo cittadino a uso e consumo dei media.

L’accusa nei suoi confronti è abuso di ufficio e falso per l’affidamento di locali per la cura di minori, ma la decisione dell’arresto era stata così forte e mediaticamente strumentalizzata che per l’opinione pubblica il sindaco, a cui già da settembre erano stati revocati gli arresti domiciliari, era diventato una sorta di appestato, uno che rubava i bambini alle famiglie. Ora la rabbia è tanta da parte di chi ha subito il linciaggio, anche indirettamente. «Chi chiederà scusa a Carletti e alle persone messe alla gogna ingiustamente?» ha chiesto polemico il segretario del Pd, Nicola Zingaretti. «La Cassazione – è stato il commento del leader di Italia Viva, Matteo Renzi – ha detto che quel sindaco non doveva essere arrestato. Una montagna di fango vergognosa contro un uomo che non meritava quel trattamento».

Il caso di Bibbiano andrebbe studiato nelle scuole di giornalismo e di sociologia per capire quel meccanismo che coinvolge procure, giornali e psicosi collettiva. È quel circolo vizioso che a partire da un’inchiesta trasforma gli indagati in colpevoli, i colpevoli in mostri, i giornalisti in seguaci non dei fatti ma di una presunta Verità intesa come dogma. Quello che è successo in Emilia Romagna è da manuale. Fin dalla prima battuta.

La procura invece di avere un basso profilo, considerato che sono coinvolti alcuni bambini e le loro nuove e vecchie famiglie, decide di chiamare l’inchiesta “Angeli e demoni”. Con un nome così come è possibile pensare che l’opinione pubblica possa farsi una idea serena? Come ci si può fare un quadro oggettivo, quando l’informazione fa di tutto per allarmare, cambiare i numeri, amplificare, gettare fango? A leggere alcune testate o a sentire alcuni programmi tv (anche del servizio pubblico) il caso Bibbiano coinvolge centinaia di bambini. Numeri sballati che non hanno nulla a che vedere con l’inchiesta. I bambini coinvolti sono nove, sette dei quali sono già tornati alla loro famiglia di origine. Il sospetto è che si volesse colpire il sistema di welfare della Val d’Enza e con questo gli assistenti sociali e gli psicologi coinvolti. In tutto ci sono 28 indagati, compreso il sindaco Carletti e dovranno rispondere, a vario titolo, di 102 capi di imputazione. Diversi di loro, più o meno famosi, in attesa della chiusura delle indagini prevista per metà dicembre, stanno facendo partire più di una querela o stanno ottenendo le prime sentenze a favore.

È quello che è accaduto a Claudio Foti. La sua foto è diventata l’emblema dell’inchiesta: immagini scelte appositamente per farlo apparire crudele, per attirare su di lui l’odio delle persone. Nei suoi confronti pesano due capi di imputazione. Il primo, quello di frode processuale, è di fatto già caduto: il tribunale della Libertà ha infatti tolto i domiciliari con la motivazione che non esistono gravi indizi di colpevolezza. Resta il concorso esterno in abuso d’ufficio. Il suo avvocato Girolamo Andrea Coffari è pronto a dare battaglia. «Presenterò – ci spiega – un articolato al pm da cui si evincerà come Foti non ha fatto assolutamente nulla. Non ho alcun dubbio. Si tratta di un clamoroso errore e lo dimostrerò. Ci metto la faccia che verrà assolto. Abbiamo assistito – chiude – a una gogna mediatica indecente».

Già. I fatti, le prove, un giusto processo. Coffari è convinto che il sistema mediatico non condizionerà i giudici. Purtroppo questo non sempre è vero. Negli ultimi anni si è sviluppato un fenomeno chiamato giustizia difensiva, cioè una giustizia che tende ad assecondare l’opinione pubblica per timore delle critiche che purtroppo a volte diventano anche minacce nei confronti di quei giudici che invece di rispondere alla pancia, si basano sullo Stato di diritto. «Leggeremo il testo della Cassazione – ha scritto il deputato Pd Stefano Ceccanti – ma sin da ora parliamo davvero di Bibbiano, della carcerazione preventiva, delle accuse spacciate per condanne, del circuito mediatico-giudiziario, del giusto processo, della presunzione di innocenza». Ha ragione Ceccanti, non c’è tempo da perdere. Con Bibbiano si è andati oltre, si è costruito un mostro sulla pelle dei minori, di chi è più fragile e dovrebbe essere ancora più tutelato. Fermiamoci prima che sia troppo tardi.

Ps: Oggi sui giornali leggeremo le parole di Zingaretti, di Renzi e di altri che chiedono le scuse per i fatti di Bibbiano, ma i primi a dover chiedere scusa sono quegli stessi giornali su cui leggiamo la notizia e che fanno finta di nulla.