Lirio Abbate, attualmente vice direttore de L’Espresso (sotto scorta da anni per minacce mafiose) entra nell’inchiesta Boda-Bianchi di Castelbianco. Una inchiesta che compie sei mesi. Mezzo anno è infatti trascorso da quando Giovanna Boda, dirigente e capo del dipartimento delle risorse umane del Miur è stata indagata per corruzione, insieme a due suoi collaboratori successivamente finiti ai domiciliari.

Tre settimane fa Federico Bianchi di Castelbianco, editore della Dire, presidente della società italiana di ortofonologia, è finito in carcere. Custodia tramutata nei domiciliari dopo sei giorni, anche per un piccolo merito agli occhi del magistrato di sorveglianza: avrebbe iniziato a collaborare con gli inquirenti. La mole delle informazioni da confermare è notevole. Per i dati sin qui acquisiti, Boda avrebbe ricevuto promesse e utilità per un valore di oltre 500 mila euro in cambio di affidamenti pilotati per 23 milioni di euro. In mano a chi conduce le indagini al momento parziali ammissioni, riscontri probatori e una corposa messe di intercettazioni. Chi ha avuto accesso al materiale vi trova un elemento finora rimasto in ombra: i rapporti con i giornalisti, capitolo delicato e dolente. Giovanna Boda presta particolare attenzione alle campagne mediatiche. Agli articoli di stampa, alle televisione, alla percezione dell’opinione pubblica. Non per caso si muove sempre spalla a spalla con l’agenzia Dire. Ma non solo.

Venendo in aiuto alla contestatissima immagine della ministra Azzolina, diventata bersaglio della satira e dell’opposizione, si fa alfiere delle sue relazioni con i media, in particolare stringendo accordi con le emittenti tv più attente al mondo della scuola e della politica. Sky Tg24 diventa oggetto di interesse di Giovanna Boda per la possibilità di offrire qualche tribuna televisiva più attenta a dar luce alla ministra. Ne aveva scritto senza sconti Carlo Tecce su L’Espresso del 11 settembre 2020: “La dirigente Giovanna Boda, capo dipartimento per le risorse umane, finanziarie e strumentali, ha intessuto la trattativa con Sky e poi ha elaborato la strategia sui media di più ampia diffusione. Come gli altri colleghi che si prendono cura dei ministri con spirito di nutrice, il capo dipartimento di Azzolina costudisce un vecchio segreto della politica: ciò che non esiste non si può realizzare, ma si può comunicare”. La comunicazione di Lucia Azzolina, in tempi di polemiche al calor bianco per la protratta chiusura della scuola e l’introduzione dei banchi a rotelle, divenne un ciclone: aveva superato Conte nell’elenco dei politici presenti a La7, è arrivata a una incollatura dalla presenza di Luigi Di Maio nei telegiornali Rai. Fino a quando quell’articolo de L’Espresso accese i fari, e insinuò anche qualche dubbio. Giovanna Boda non la prese bene.

Oggi sappiamo come e quanto si diede da fare. Al punto da interessare una delle firme di punta del settimanale: Lirio Abbate. È Boda, in una conversazione intercettata con Bianchi di Castelbianco – parlandosi con la disinvoltura di sempre – che tira in ballo esplicitamente il nome del giornalista antimafia. Lo troviamo nero su bianco sui fogli della Procura. «Hai presente Lirio Abbate, il giornalista de L’Espresso?», dice lei all’amico. Bianchi le risponde senza enfasi: «Sì, più o meno». Boda precisa, in un crescendo di toni: «È il vice direttore de L’Espresso». Federico Bianchi di Castelbianco si fa assertivo. «Di quella storia dell’articolo che mi avevano fatto su di me, su Sky, te lo ricordi?», pungola lei. «Sì, come no», assicura lui. «Poi ho chiamato Lirio Abbate, lo abbiamo recuperato. Non ha più avuto niente…». E di nuovo Bianchi di Castelbianco: «Sì, come no?». Lei riassume la telefonata che dice di aver ricevuto, e la polizia giudiziaria trascrive: «Questo che cosa fa? In bel modo mi comunica che ha fatto un libro per le vendite a maggio sulle donne di mafia, (…)io in bel modo gli ho detto ‘sicuramente venderemo le copie ai ragazzi dell’aula bunker».

Federico Bianchi di Castelbianco sbotta. «Oh, fermati! Adesso lui vuole i ventimila euro, te lo ricordi, no?». E l’altra: «Vuole…?». E lui: «Quindi c’è una …» a cui segue una parola che non viene captata. Riprende la Boda: «Però questi come dici tu sono utili». Lui conferma: «Certo». È lei a sottolineare il ruolo del giornalista antimafia: «Perché questo non è un deficiente, questo è il vice direttore. Direttore è Marco Damilano». Lui allora capisce che bisogna passare ai fatti, dare seguito a un’operazione bancaria. Si rivolge a lei per poter eseguire: «I dati come li prendo?», domanda. Lei fa il nome della persona che fa da tramite: «Sara». L’altro capisce e non replica altro se non: «Ok». Di questo dialogo, riportato nero su bianco sul brogliaccio della Procura, abbiamo chiesto conferma a Lirio Abbate, che non ha ritenuto di risponderci. A partire dalle cifre, dai bonifici, dagli accordi veri o presunti con il giornalista, sono ancora molte le ombre che i magistrati inquirenti dovranno portare alla luce.

Da quanto emerge dalle carte c’è l’evidenza un rapporto diretto e quasi confidenziale tra Lirio Abbate e Giovanna Boda. Ed è naturale che vi fosse: è stata lei ad organizzare e gestire per dieci edizioni la Giornata della Legalità, quella kermesse per cui si affittava una nave da crociera a Civitavecchia, si imbarcavano studenti di Roma, poi si andava a Napoli, infine si attraccava a Palermo. Una iniziativa nella quale fu spesso coinvolto, con ruoli diversi, Lirio Abbate: una volta a Palermo, come relatore. Una volta a Roma, come il 23 maggio 2018 quando da UnoMattina, Rai Uno, commentava in diretta l’arrivo della nave da crociera in Sicilia. Peccato che adesso si stia indagando anche sugli esorbitanti costi di quelle giornate, che tra navi, feste e libri venduti, della legalità sembravano avere soprattutto l’insegna, come al negozio.

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.