Prima la sospensione per otto mesi dall’esercizio del pubblico ufficio per l’indagine sull’esame-farsa di Luis Suarez, ora le dimissioni. Si fanno sentire gli effetti dell’inchiesta della Procura di Perugia sull’esame del calciatore: questa mattina la rettrice dell’Università per Stranieri di Perugia Giuliana Grego Bolli ha presentato le sue dimissioni in una comunicazione al ministro dell’Università Gaetano Manfredi.

“E’ una decisione che ho preso da poche ore, con profondo rammarico e personale sofferenza, dopo due anni di gestione sfidante, ma anche proficua dell’Istituzione, che sono stata onorata di aver servito come rettore, dopo aver prima servito come docente devota e dedicata per oltre quaranta anni”. ha scritto la rettrice in una lettera al ministro.

Al momento, sul fronte dell’inchiesta della procura, la difesa dell’ormai ex rettrice non ha presentato alcun ricorso al Tribunale del Riesame contro la sospensione disposta dal gup. Una decisione, quella delle dimissioni, che Giuliana Grego Bolli spiega così: “La ragione della mia scelta anticipata ad oggi è dettata dalla constatazione della grave crisi nella quale è precipitato negli ultimi giorni l’Ateneo e dalla conseguente urgenza di porvi immediato rimedio, senza attendere quel mese di tempo (mi dicono i miei avvocati) necessario ad avere l’esito del mio ricorso. Un mese di attesa sarebbe un tempo troppo lungo, non compatibile con la necessità di un pronto soccorso per il mio Ateneo oggi”.

L’INCHIESTA SULL’ESAME FARSA – L’inchiesta di Perugia rischia di essere un terremoto anche per la Juventus. Risultano indagati infatti il direttore sportivo Fabio Paratici e i legali del club, Luigi Chiappero e Maria Turco.

Dall’inchiesta, condotta dal procuratore di Perugia Raffaele Cantone, è emerso che i contenuti della prova “erano stati preventivamente comunicati allo stesso calciatore, giungendo a predeterminare l’esito e il punteggio d’esame, per corrispondere alle richieste che erano state avanzate dalla Juventus, con la finalità di conseguire un positivo ritorno di immagine, tanto personale quanto per l’Università”. E, sempre secondo l’inchiesta, sarebbe coinvolta anche la stessa Juve, che voleva far arrivare a Torino l’attaccante reso celebre da un morso dato a Chiellini in un match dei Mondiali.

È infatti emerso come a inizio settembre “la dirigenza del club torinese si fosse attivata, anche ai massimi livelli istituzionali, per ‘accelerare’ il riconoscimento della cittadinanza italiana nei confronti di Suarez, facendo, quindi, ipotizzare nuove fattispecie di reato a carico di soggetti diversi dagli appartenenti all’università, tuttora in corso di approfondimento”, scrive Cantone. L’avviso di garanzia per lo Chief Football Officer Fabio Paratici è stato confermato, in una nota, dalla stessa Juventus. “Il reato ipotizzato dalla Procura è esclusivamente l’articolo 371 bis”, ovvero false informazioni al pubblico ministero. Ma, allo stesso tempo, la società bianconera ha ribadito “con forza la correttezza dell’operato” del dirigente “e confida che le indagini in corso contribuiranno a chiarire la sua posizione in tempi ragionevoli”.

Redazione