La vicenda di Luis Suarez, l’attaccante del Barcellona e della nazionale uruguaiana che avrebbe ottenuto con una truffa il certificato di italiano per ottenere il passaporto comunitario, va al di là della mera questione calcistica. L’indagine della Guardia di Finanza e della Procura di Perugia sull’esame condotto dal calciatore (prima vicino alla Juventus, ora all’Atletico Madrid, ndr), che bruciando le tappe ha ottenuto la certificazione B1 di italiano grazie all’Università per Stranieri di Perugia, rappresenta uno spaccato tutto italiano dei sotterfugi possibili per chi ha “santi in Paradiso”.

LA TESTIMONIANZA DEL CORRISPONDENTE DI REUTERS – Ne sa qualcosa Gavin Jones, corrispondente britannico di Reuters in Italia, che sulla scia delle polemiche che hanno investito il calciatore ha raccontato come, quel 17 settembre, c’era anche lui a Perugia a svolgere l’esame di italiano per poter ottenere la cittadinanza. “Leggo che Suarez ha ottenuto il certificato B1 di conoscenza dell’italiano ieri in mezz’ora – scriveva Jones il giorno seguente, il 18 settembre – Per caso anch’io ho dato lo stesso esame ieri (per ottenere la cittadinanza). Dura 2 ore e 45’. Farlo in mezz’ora è impossibile, anche per Dante, ma sicuramente per Suarez. Indignato”.

GLI INDAGATI – Quanto all’inchiesta, il calciatore del Barcellona non è indagato, così come non risultano indagati nella società bianconera. Avvisi di garanzia sono arrivati a gran parte dei vertici dell’Università per Stranieri di Perugia: rettrice Giuliana Grego Bolli, il direttore generale dell’università Simone Olivieri, la docente del calciatore e organizzatrice della sessione d’esame Stefania Spina, l’esaminatore Lorenzo Rocca e l’impiegata Cinzia Camagna.

IL RUOLO DELLA JUVENTUS E LA FIGC – Secondo quanto riportato sul Corriere della Sera da Fiorenza Sarzanini, “ci sono tre telefonate tra l’avvocatessa della Juventus e l’Università degli stranieri di Perugia”. Chiamate finite nel mirino della Finanza dove emerge che il legale della Juventus assicura al direttore generale dell’Università, Simone Olivieri, “di far sostenere l’esame di italiano presso l’Ateneo a tutti i giocatori stranieri che abbiano bisogno della certificazione per ottenere la cittadinanza”.

Se sul piano della giustizia ordinaria la Juventus per ora non sembra rischiare nulla, sul fronte di quella sportiva la Procura della Figc ha aperto un’inchiesta, col procuratore Giuseppe Chinè che ha chiesto la trasmissione degli atti dell’indagine alla magistratura di Perugia. Secondo quanto riporta l’Agi, l’ipotesi potrebbe essere la violazione ai sensi dell’art. 32 del codice della Figc che recita: “E’ punibile chiunque provi direttamente o tenti di compiere o consenta che altri compiano atti volti a ottenere attestazioni o documenti di cittadinanza falsi o alterati per eludere le norme in materia di ingresso in Italia e di tesseramento di extracomunitari”.