Dottor Jakyll e Mister Hyde, il medico protagonista dell’omonimo romanzo che aveva un’anima buona e una cattivissima, in confronto sembra un’unica, tranquilla persona senza disturbi della psiche. Invece a leggere le affermazioni di Giuseppe Conte ci si preoccupa e viene voglia di chiamare il migliore in circolazione, non dico Basaglia, il medico che ha rivoluzionato la psichiatria, ma uno dei basagliani che con metodi nonviolenti possa però tentare di farlo tornare in sé, di farlo guarire da quello che è evidentemente uno sdoppiamento della personalità. Da una parte il Conte di governo, quello che in Rai ci ha piazzato i suoi o ha promosso chi dentro la Rai simpatizzava per i Cinque stelle, dall’altra il Conte che, adesso che è fuori e magari ha paura di perdere posizioni, chiede che la politica esca da viale Mazzini. Del resto Conte a questi salti ci ha abituati da subito. Da quando premier è passato da un’alleanza all’altra senza battere ciglio, rivendicando tutto e il contrario di tutto. Come quando si parla di migranti: prima rivendicava i porti chiusi, adesso dice che con lui i porti non sono mai stati chiusi. Aiuto!

Questa volta però supera se stesso. Forse perché la schizofrenia se non curata diventa più acuta, ma Conte contro Conte sul caso Rai fa veramente impressione. «Questo – ha dichiarato dopo le polemiche sul caso Fedez – è il momento giusto per riformare la Rai e sottrarla alle ingerenze della politica. Buona parte delle forze politiche rappresentate in Parlamento appoggiano il Governo in carica e questo può agevolare un clima di confronto costruttivo e una convergenza su un progetto riformatore. Tutte le forze devono concorrere a compiere l’unica, vera rivoluzione utile a migliorare, anzi a salvare, il servizio pubblico. Un servizio pubblico ormai intriso di decenni di prassi e abitudini che vanno rimosse. Un servizio pubblico ormai incrostato che ci obbliga a operare una coraggiosa ricostruzione. È una questione centrale, che riguarda la nostra democrazia».

Talmente centrale che quando lui era il presidente del Consiglio si è ben guardato da affrontare e che anzi ha usato a suo vantaggio piazzando i suoi uomini e le sue donne. Bella la politica che si fa con il senno di poi: quando si potevano fare le cose, si fa il contrario; quando non torna più utile mantenere lo status quo (o meglio “il sistema”) allora si chiede di modificarlo. Conte, ma chi ci crede?! Ma forse non ci crede neanche lui. In un ulteriore conflitto d’identità, neanche Dottor Jakyll si fida di Mister Hyde e viceversa, mentre nessuno risponde più a nessuno di quello che fa. Intanto la Rai dà sempre più l’idea di una nave alla deriva. E se ha un merito l’affaire Fedez è quello di aver puntato l’attenzione sulla principale azienda culturale pubblica del Paese.

È lunga la lista delle questioni irrisolte e che anche su questo giornale abbiamo più volte sollevato. Da settimane siamo in attesa di una risposta da parte del presidente Marcello Foa sulla trasmissione di Riccardo Iacona Presadiretta dedicata all’inchiesta di Gratteri Rinascita Scott: una puntata interamente spostata dalla parte delle tesi del pm, senza contraddittorio, senza alcuna verifica dei fatti, contro gli indagati messi alla gogna. Uno degli ennesimi episodi di processo mediatico che niente a che vedere hanno con gli scoop, né con l’informazione. Ora la storia si ripete con la puntata di ieri sera di Report e le accuse a Matteo Renzi. Non sappiamo se in Rai c’è davvero censura, quello che è certo è che qualora ci fosse funziona per alcuni, per altri no. E qui torniamo a Conte ai suoi sdoppiamenti di personalità: scommettiamo che se avesse l’occasione non farebbe nulla per cambiare le cose, ma piazzerebbe solo qualcun altro dei suoi?

Vicedirettrice del Riformista, femminista, critica cinematografica