È la tassa di successione che segna il nuovo fronte dello scontro all’interno della maggioranza. Ieri il governo ha varato il decreto Sostegni bis, un pacchetto di aiuti da 40 miliardi per sostenere imprese e lavoratori. Destinati 15,4 miliardi di euro ai ristori a fondo perduto; l’introduzione fino al 31 ottobre del contratto di rioccupazione per favorire nuove assunzioni. Niente da fare invece per la proposta del Partito Democratico a favore della tassa di successione, che sta facendo discutere ancora oggi.

“Non ne abbiamo mai parlato, non l’abbiamo mai guardata ma non è il momento di prendere i soldi ai cittadini ma di darli. L’economia è ancora in recessione”, ha commentato il Presidente del Consiglio Mario Draghi. Il segretario dem Letta aveva lanciato la proposta in un’intervista al settimanale Sette de Il Corriere della Sera: “Per la dote ai diciottenni sarei disposto di venire a patti anche sulla legge elettorale. Il mio sogno è trattenere i ragazzi in Italia. Il problema del nostro Paese è che non fa più figli. Ci vuole una dote per i giovani, finanziata con una parte dei proventi della tassa di successione, e un accesso ai mutui-abitazione”.

Non una novità; la proposta viene ciclicamente avanzata dalla sinistra. La proposta: chi oggi riceve in successione o donazione beni immobili o diritti su beni immobili paga una aliquota del 4% del valore netto se l’erede è il coniuge o un parente in linea retta, con una franchigia di un milione di euro; del 6% sul valore complessivo netto eccedente i 100mila euro, se l’erede è fratello o sorella o parente fino al quarto grado; dell’8% in tutti gli altri casi.

La proposta del leader del Pd era di intervenire sulle donazioni o sulle eredita superiori a 5 milioni di euro, che avrebbe riguardato l’1% degli italiani, recuperando 2,8 miliardi di euro portando al 20% l’aliquota massima di tassazione per le donazioni, appunto, mantenendo la franchigia da un milione di euro. Il tutto per creare un fondo e destinare un assegno da diecimila euro al compimento dei diciotto anni a giovani con un reddito medio-basso sulla base del reddito Isee. Da spendere in formazione e istruzione; lavoro e piccola imprenditoria; casa e alloggio. Un’iniziativa che avrebbe coinvolto 280mila maggiorenni, circa la metà dei diciottenni italiani secondo il Nazareno.

A difendere la proposta di Letta il vice segretario Beppe Provenzano: “Presidente Draghi, la tassa di successione c’è nei Paesi più avanzati, la propone il Fmi. Tassare l’1% più ricco, che eredita milioni di euro o li riceve in dono, non è chiedere: è restituire. Con giustizia”. Tra le ragioni addotte il confronto con la stessa tassa all’estero: può arrivare al 30% in Germania, al 40% nel Regno Unito, al 45% in Francia – l’Italia, dati Eurostat 2019, è comunque sesta per il peso del fisco su reddito e contribuzione totale, al 43,1% nel 2020 per l’Istat. Si è spaccato sul punto il fronte del Pd, con l’ex capogruppo Andrea Marcucci che ha commentato: “Non è questo il periodo per aumentare le imposte, seppur a fin di bene”. Una proposta “fuori dal mondo” per il senatore di Italia Viva Davide Faraone.

Centrodestra compatto nell’aggredire la proposta. Con Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega che hanno attaccato Letta con il solito refrain della “sinistra che vuole mettere le mani nelle tasche degli italiani”. Il più duro di tutti Matteo Salvini, segretario della Lega, dall’inizio del governo protagonista di un corpo a corpo nella maggioranza con Letta: “Oggi il premier ha fermato Letta come un grande libero, alla Baresi. Sono allucinato da questa proposta. Quel genio di Letta lancia la tassa di successione, ma l’Italia non è Parigi, dove era abituato a cambiare champagne, le tasse se le tiene lui”.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.