Fausto Desalu lo aveva sempre promesso alla madre che avrebbe vinto la medaglia d’oro: “Mamma, non ti preoccupare. Un giorno diventerò qualcuno. Canterò l’Inno di Mameli e mi commuoverò sul podio”. È uno dei Fantastici 4, tra i protagonisti dell’impresa della staffetta 4×100 alle Olimpiadi di Tokyo, uno degli eroi della velocità che con Marcell Jacobs, Filippo Tortu e Lorenzo Patta ha reso l’Italia il Paese più veloce del mondo. Il tempo di 37” 50 e Oro. Storia.

All’anagrafe è Eseosa Fostine Desalu, anche detto Fausto. Il 27enne è nato a Casalmaggiore in provincia di Cremona nel 1994 da genitori nigeriani. “Da piccolo ne avevo di idee: fare l’astronauta, il produttore di videogiochi, il batterista, l’attore, il regista. Però quando ho visto che il mio dono era la corsa ho capito di voler fare come tanti atleti”, ha raccontato a Il Corriere della Sera.

La madre, Veronica, è nigeriana. È arrivata in Italia senza parlare una parola di italiano e ha cresciuto il figlio da sola. “Alle elementari giocava a calcio; gli insegnanti mi hanno detto: ‘Non è il suo sport, lui deve correre’. L’ho tolto dal calcio e l’ho fatto correre. Dopo due anni era campione scolastico. Gli ho sempre detto: io credo in te, otterrai ciò che ti meriti, ma ricorda, vinci o non vinci, è sempre un gioco”.

Desalu è diventato cittadino italiano soltanto una volta compiuti i 18 anni. Aveva cominciato giocando a calcio ma a 17 anni è stato reclutato nella società di atletica Interflumina di Casalmaggiore. È specialista dei 200 metri. Ha stabilito il primato allievi nei 60 ostacoli nel 2011 che non è stato convalidato perché non aveva ancora il passaporto italiano. Nel 2016 ha corso i 200 metri in 20,31 secondi, terzo miglior tempo italiano di sempre dietro Pietro Mennea e Andrew Howe, poi nel 2018 si è migliorato ancora scendendo a 20,13, secondo miglior tempo italiano. Nello stesso 2018 ha vinto la medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo, correndo i 200 metri in 20,25 secondi.

È atleta delle Fiamme Gialle. Si allena tra Bologna, Catania e Ortisei. Oltre all’atletica ama il rock, i disegni manga e le clip di animazione. Sullo Ius Soli ha osservato dopo l’oro: “Mi hanno sempre insegnato a rispettare le regole, anche se giuste o ingiuste. Ci rimanevo male: faceva male a un ragazzino di 16 o 17 anni che salta i Mondiali o gli Europei quando magari poteva vincere medaglie o fare buoni piazzamenti. Mi sono sempre detto che queste sono le regole, e le devo accettare. Mi dispiace per questa cosa, spero possa cambiare perché i sacrifici che facciamo noi atleti sono tanti. È come un treno, se lo perdi non è detto che riesca a riprenderlo”.

La madre Veronica

Ha emozionato e colpito la stria della madre. Veronica ha dovuto rinunciare ieri al collegamento in diretta con Il Circolo degli Anelli, lo speciale sulle Olimpiadi in diretta ogni sera su Rai2 condotto da Alessandra De Stefano, perché lavorava. Da cinque anni fa da badante a un’anziana signora di Parma. “Ho visto la gara in tv con la signora. È venuta anche la figlia con una torta: una festa bellissima”, ha raccontato al Corriere.

“Quando vedi un genitore che da solo fa tutti questi sacrifici e tu cerchi di sdebitarti in tutti i modi, è una roba veramente impagabile – ha osservato Desalu – Quando sei piccolo non capisci tutti i no, non perché non mi voleva bene ma perché c’erano altre priorità. Ora le ho comprese finalmente. Posso solo dirle grazie perché mi ha insegnato il valore del sacrificio e del lavoro duro”.

Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.