Il Kazakistan, sconvolto dal 2 gennaio scorso dalle proteste e dagli scontri violenti, è “osservato speciale” per la sua rilevante posizione geostrategica. La repubblica centroasiatica, che da decenni ha attirato finanziamenti e progetti – in particolare dalla confinante Cina – a causa della sua stabilità politica, mostra ora il vero volto dell’uomo forte che guida il paese di oltre 18 milioni di abitanti.

Il presidente Kassym-Jomart Tokayev, messo a capo del governo tre anni fa dal predecesssore e fondatore del Kazakistan indipendente, Nursultan Nazarbayev, ha dato mandato alla polizia di sparare ai manifestanti senza avvertimento.

Chi è Kassym-Jomart Tokayev

Classe 1953, Kassym-Jomart Tokayev ha assunto la carica di presidente quando il suo mentore Nazarbayev, uno stretto alleato del presidente russo Vladimir Putin, si è improvvisamente dimesso nel marzo 2019 dopo 29 anni di governo. Ma Nazarbayev, che ha 81 anni e ha governato il Kazakistan dal 1989, mantiene il controllo sul paese come presidente del consiglio di sicurezza e “Leader della nazione”, un ruolo costituzionale che gli consente privilegi unici di definizione delle politiche, nonché l’immunità dalla persecuzione.

La ascesa politica di Tokayev è iniziata nel 2011 quando è stato direttore generale dell’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra fino all’ottobre 2013. Nella repubblica centroasiatica, Tokayev ha ricoperto numerosi incarichi istituzionali. E’ stato prima premier del Paese dall’ottobre 1999 al gennaio 2002 e poi dal gennaio 2007 all’aprile 2011 è stato presidente del Senato. Adesso, alla guida del Senato c’è sua figlia Dariga, aprendo la strada alla potenziale successione al governo.

La sua carriera di autocrate ha conosciuto una svolta quando è subentrato ad interim al presidente dimissionario Nazarbaev, e ha indetto le elezioni presidenziali nel giugno 2019, anticipandole di un anno rispetto alla data inizialmente prevista. Alla tornata elettorale, che lo ha consacrato come secondo presidente del paese centrasiatico, Tokayev è stato eletto con il 70,7 per cento dei voti.

Alla guida del paese

Di indirizzo centrista e a capo del partito di governo Nur Otan, Tokayev durante la sua presidenza ha introdotto diverse riforme con l’obiettivo di modernizzare il paese, aumentando i salari dei lavoratori, abolendo la pena capitale, liberalizzando i prezzi e decentralizzando il governo locale. Ma la leadership di Tokayev è nota per la costante violazione dei diritti umani, segnando una continuità con le politiche del suo predecessore. Infatti, il lungo governo autoritario di Nursultan Nazarbayev ha dovuto affrontare poche sfide da parte dei deboli partiti di opposizione.

Dal punto di vista internazionale, Tokayev può contare sull’appoggio del presidente russo Vladimir Putin e del leader cinese Xi Jinping che nel 2013 proprio dal Kazakistan lanciò il progetto infrastrutturale della Nuova Via della Seta. A suscitare l’interesse nel paese dell’Asia centrale è la ricchezza di idrocarburi. Dall’indipendenza in seguito al crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, importanti investimenti nel settore petrolifero hanno portato una rapida crescita economica e attenuato alcune delle forti disparità di ricchezza degli anni ’90.

Dal punto di vista etnico, infatti, l’ex repubblica sovietica è molto eterogenea: i russi sono poco meno di un quarto della popolazione, mentre la restante parte è rappresentanta da diverse minoranze. Nel Paese  la religione principale è l’Islam, che sta subendo una rinascita dopo una battuta d’arresto durante il governo di Nazarbayev. Le proteste spontanee e non autorizzate sono illegali, nonostante una legge del 2020 che è passata allentando alcune restrizioni della libertà di riunione nello stato autoritario.

 

 

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