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Chi è Keiko Fujimori, la figlia del dittatore che vuole controllare il Perù con l’IA
Dopo 4 tentativi Keiko Fujimori, figlia dell’ex presidente autoritario Alberto Fujimori, è stata eletta al vertice della sua nazione, seppur con un vantaggio dello 0,2%. Le prime tre volte aveva perso per un pugno di voti. Ad aprile, al primo turno delle presidenziali, non era andata oltre il 17,9% delle preferenze. La capitale Lima, i peruviani all’estero e la costa industrializzata sono stati lo zoccolo duro della candidata conservatrice, mentre le regioni andine e rurali sono rimaste schierate con le forze dell’anti-fujimorismo. Forza popolare (FP), il partito di Fujimori, deve ora trovare degli alleati in Parlamento, che ha il potere di destituire i presidenti per incapacità morale. Alla Camera FP annovera 41 deputati su 120, mentre al Senato solo 22 senatori su 60.
Chi è Keiko Fujimori, la figlia del dittatore peruviano
La figura di Keiko Fujimori è indissolubilmente legata all’eredità politica del padre, che resta profondamente divisiva: da un lato gli vengono rimproverate l’uccisione degli oppositori politici, la sterilizzazione forzata di indigeni e indigenti, il controllo dei media, frodi elettorali, l’appropriazione indebita di almeno 600 milioni di dollari; dall’altro la crescita economica rampante e lo sbaragliamento di Sendero Luminoso e dell’MRTA gli sono valsi un consenso inscalfibile in alcuni settori della popolazione tanto che ancora nel 2024, un paio di mesi prima di morire, Alberto Fujimori annunciava la sua ricandidatura alle presidenziali del 2026. Keiko, tra l’altro, è stata first lady di Fujimori per 7 anni e sua collaboratrice. Fujimori ha conseguito un MBA all’Università Columbia e tra il 2018 e il 2020 è stata in carcere per accuse di riciclaggio. In campagna elettorale si è fatta alfiere della digitalizzazione e della sburocratizzazione: ha promesso l’adozione dell’IA per l’assegnazione degli appalti e una corsia autorizzativa snella per i grandi progetti infrastrutturali, idrici e minerari. Il suo slogan però era “Torna Fujimori, torna l’ordine”. Fujimori ha infatti imperniato la disfida elettorale sulla promessa di realizzare centri di videosorveglianza sparsi in tutto il Paese, dotati di IA predittiva, e grandi carceri gestite dall’esercito.
Fujimori, la nona presidente in 10 anni
Il Paese di cui Fujimori prende in mano le redini è un’oasi dorata in America Latina. Negli scorsi 30 anni la popolazione è cresciuta del 40% e il PIL reale è triplicato. Nell’ultimo decennio il reddito medio è aumentato di quasi 1/3. Il debito pubblico è solo al 30% del PIL e il tasso di disoccupazione è al 5%. Dal 2010 a oggi sono piovuti oltre 110 miliardi di dollari di investimenti diretti esteri netti. Quelle peruviane ammontano ogni anno a 1/5 delle esportazioni mondiali di rame. Tuttavia la crescita non è stata accompagnata da un consolidamento dell’architettura istituzionale. Fujimori si appresta a diventare la nona presidente in 10 anni. Nel 2022 Pedro Castillo, allora presidente, ha tentato un colpo di Stato contro il Parlamento e ora è detenuto nella prigione di Barbadillo, così come gli ex presidenti Toledo, Humala e Vizcarra. La corruzione continua a permeare gran parte della vita pubblica. La criminalità organizzata ha intensificato estorsioni, omicidi e narcotraffico. Nemmeno il moltiplicarsi del PIL ha colmato le diseguaglianze: il 10% più ricco della popolazione detiene il 71% del patrimonio privato e incamera il 58,1% del reddito su base nazionale. Il 29% dei peruviani è sotto la soglia di povertà e il 70% degli occupati lavora in nero, senza alcuna tutela previdenziale. La principale sfida che attende Fujimori sarà dunque riequilibrare il rapporto tra Esecutivo e Parlamento e ripristinare una cornice istituzionale di stabilità, nella quale dedicarsi a sanare le contraddizioni del Paese.
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