A quasi 35 anni ha deciso di fare la fotografa, iniziando a raccontare i grandi fatti di cronaca, a partire dall’ascesa della mafia in Sicilia e dando in là a una fervente attività professionale che l’ha portata a girare l’Italia fino alla scorsa settimana, nonostante fosse costretta negli ultimi tempi su una sedia a rotelle. Letizia Battaglia si è spenta all’età di 87 anni n seguito ad alcuni problemi di salute dei quali era affetta da tempo. Ad annunciare la sua scomparsa, nella tarda serata di mercoledì 13 aprile, il sindaco del capoluogo siciliano Leoluca Orlando.

Aveva tre figlie avute dal suo primo matrimonio: Cinzia, Shobha e Patrizia Stagnitta. E’ stata la prima donna europea a ricevere nel 1985, ex aequo con l’americana Donna Ferrato, il Premio Eugene Smith, a New York, riconoscimento internazionale istituito per ricordare il fotografo di Life.

Icona antimafia a livello mondiale, Letizia Battaglia ha iniziato la sua carriera nel 1969 al giornale L’Ora di Palermo. Poi a Milano, insieme al fotografo Franco Zecchin, ha creato un’agenzia di Informazione fotografica che documentò i grandi fatti di cronaca del periodo. Fu lei a fotografare per prima la scena del delitto di Piersanti Mattarella, ucciso dalla mafia il 6 gennaio del 1980, in via Libertà a Palermo davanti all’abitazione del presidente della Regione Siciliana, immortalando un giovanissimo Sergio Mattarella in soccorso del fratello.

Negli anni 80 fu fondatrice del laboratorio d’If dove si formarono i fotoreporter palermitani Mike Palazzotto, Salvatore Fundarotto e la stessa figlia della fotografa Shobha, anch’essa nota fotoreporter palermitana. “Palermo perde una donna straordinaria, un punto di riferimento. Letizia Battaglia era un simbolo internazionalmente riconosciuto nel mondo dell’arte, una bandiera nel cammino di liberazione della città di Palermo dal governo della mafia”. Cosi’ il sindaco Orlando commenta la scomparsa della fotoreporter, che fu anche assessore comunale in una delle sue giunte. “In questo momento di profondo dolore e sconforto – aggiunge il sindaco – esprimo tutta la mia vicinanza alla sua famiglia”.

“E’ stata lucida e attiva fino alla fine” ha ricordato la figlia Patrizia Stagnitta. “Mia madre non si fermava mai. Malgrado le sofferenze della malattia e le difficoltà di movimento, negli ultimi tempi era costretta a usare la sedia a rotelle, continuava ad avere tanti contatti, a partecipare a incontri anche all’estero e ad affrontare perfino lunghi viaggi. Proprio la settimana scorsa era andata a Orvieto per partecipare a un workshop. La grande voglia di vivere non le era mai passata”.

Le precarie condizioni fisiche non le impedivano di “prendere un aereo e rispondere alle tante chiamate e ai tanti inviti che continuava a ricevere“. Il peggioramento delle condizioni di salute è avvenuto nella mattinata di mercoledì 13 aprile: “E’ accaduto tutto all’improvviso tanto che non ci ha dato il tempo di capire che se ne stava andando”.

Letizia Battaglia si è spenta poche settimane prima che la sua storia, interpretata da Isabella Ragonese e raccontata in una fiction di Roberto Andò, venisse trasmessa dalla Rai.

Lascia un archivio fotografico inestimabile. Ma- come spesso precisato da lei – non è solo “la fotografa della mafia”. I suoi scatti si prefiggono di raccontare soprattutto Palermo nella sua miseria e nel suo splendore, i suoi morti di mafia ma anche le sue tradizioni, gli sguardi dei bambini e delle donne, i quartieri, le strade, le feste e i lutti, la vita quotidiana e i volti del potere di una città dalle mille contraddizioni.

Racconta inoltre l’egemonia del clan dei Corleonesi. Sono suoi gli scatti all’hotel Zagarella che ritraggono gli esattori mafiosi Salvo insieme a Giulio Andreotti e che furono acquisiti agli atti per il processo. Nel 1980 un suo scatto della “bambina con il pallone“nel quartiere palermitano della Cala fa il giro del mondo. 

Redazione