La poetessa americana Louise Glück ha vinto il Premio Nobel alla Letteratura 2020. Un’altra scelta che ha smentito previsioni che vedevano i soliti scrittori, soprattutto romanzieri, tra i favoriti. E quindi: Haruki Murakami, Javier Marias, Maryse Condé, Don Delillo. E invece l’accademia di Svezia ha smentito tutti per l’ennesima volta con un colpo di scena e un vincitore a sorpresa. Glück è docente alla Yale University e vive a Cambridge, in Massachussetts, ed è membro dell’American Academy of Arts and Letters.

La poetessa è nata a New York da una famiglia di immigrati ebrei ungheresi ed è cresciuta a Long Island. Ha sofferto di anoressia durante l’adolescenza tanto da essere costretta ad abbandonare gli studi superiori alla George W. Hewlett High School e poi quelli universitari al Sarah Lawrence College e alla Columbia University. Ha combattuto e superato la malattia con la psicanalisi.

 

È stata allieva della poetessa Leonie Adams. Ha pubblicato in tutto dodici raccolte di poesie durante la sua carriera. Prima del Nobel Glück ha vinto nel 1993 il Pulitzer per la collezione The Wild Iris. Ha vinto anche il National Book Award per la poesia e nel 2003 è stata insignita del titolo di poeta laureato degli Stati Uniti. Nel 2015 è stata insignita dal presidente Barack Obama della National Humanities Medal.

LO STILE – È stata spesso accostata a Silvia Plath e Anne Sexton per il suo stile. Autobiografia e miti classici sono tra i temi più presenti nella sua opera. L’esordio nel 1968 con la raccolta FirstbornThe House on Marshland è stato pubblicato nel 1975 dopo alcuni anni di silenzio e nei primi Ottanta ha pubblicato The Triumph of Achilles (1985), nel quale ha raccontato della perdita di tutti i suoi oggetti personali per via dell’incendio della casa in cui viveva, in Vermont.

LE MOTIVAZIONI – La sua opera è caratterizzata “da una ricerca della chiarezza. L’infanzia e la vita familiare, lo stretto rapporto con genitori e fratelli, è una tematica che è rimasta centrale per lei”. La poetessa cerca “l’universale, e in questo si ispira ai miti e ai motivi classici, presenti nella maggior parte delle sue opere”. Un esempio: “Averno (2006) è una raccolta magistrale, un’interpretazione visionaria del mito della discesa di Persefone agli inferi, nella prigionia di Ade, il dio della morte. Un altro risultato spettacolare è l’ultima collezione di Louise Glück, Faithful and Virtuous Night (2014)”. Sulla pagina Twitter del Comitato si legge: “In una delle raccolte più lodate della laureata in letteratura Louise Glück, The Wild Iris (1992), si descrive il miracoloso ritorno alla vita dopo l’inverno nella poesia Snowdrops”.