È il grande protagonista del Consiglio europeo arrivato ormai al quarto giorno di vertici, a volte anche notturni. Mark Rutte, primo ministro olandese dal 2010, è il leader di quei ‘Paesi frugali’ del nord Europa che frenano sull’accordo franco-tedesco sul Next Generation EU, il piano che contiene il Recovery Fund atteso dall’Italia come panacea per tutti i mali (economici) provocati dal Covid-19.

A capo dell’alleanza formata dalla sua Olanda, dall’Austria, Danimarca e Svezia, Rutte per ora ha già strappato una bozza di accordo col presidente del Consiglio europeo Charles Michel che gli permetterebbe non solo un “freno di emergenza” del Recovery Fund, un meccanismo di emergenza che dovrebbe permettere a qualsiasi Paese di rallentare l’erogazione dei fondi sollevando un’obiezione al Consiglio europeo o all’Ecofin, ma anche una riduzione dei sussidi nel piano.

Abilità di negoziazione che derivano certamente dalla longevità politica: Rutte, classe ’67, è dopo la cancelliera tedesca Angela Merkel il capo di governo più longevo dell’Eurozona. Nel 2006, dopo due anni al Ministero per l’Educazione, la Cultura e la Scienza, conquista la leadership del partito e vince le sue prime elezioni nel 2010 alla guida del Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia. Una vittoria discussa per l’appoggio del Partito per le Libertà (Pvv), il movimento di estrema destra di Gert Wilders. Dopo due anni è costretto alle dimissioni, col ritorno alle urne che lo vede vincere ancora una volta alla guida del Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia, formando una coalizione di governo col Partito del Lavoro. Nel 2017 Rutte è ancora il candidato Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia, vincendo anche in questa corsa.

La sua battaglia contro i Paesi del sud Europa sui sussidi va vista anche nell’ottica delle prossime elezioni olandesi, previste nel 2021. Al varco lo aspetta infatti l’ultraconservatore Geert Wilders, che di fatto lo ha spinto a tenere posizioni sempre più euroscettiche in un Paese che storicamente è sempre stato ‘dubbioso’ sull’unione politica europea, ma molto più aperto sul mercato e su libero commercio.

Della sua vita privata invece non si conosce molto. Membro della Chiesa protestante nei Paesi Bassi, dove la Chiesa riformata olandese si è fusa nel 2004, Rutte è single e fino al 2017 avrebbe continuato a vivere nella sua casa natale e a guidare la sua vecchia Saab di seconda mano, facendo inoltre volontariato insegnando studi sociali in un liceo.