Una medaglia olimpica è il sogno di ogni atleta, dopo anni di sacrifici, impegno e determinazione. Salire sul podio più alto e sentire l’inno della propria nazione ha un valore indescrivibile. Ma per chi ha lottato anche contro le discriminazioni sociale, una medaglia d’oro ha un peso e un valore diverso. In una Olimpiadi, caratterizzata dall’inclusività e dalla lotta contro l’omotransfobia, i traguardi raggiunti dalle persone transgender hanno un altro significato.

Sicuramente la pensa così Quinn che, con la squadra femminile del Canada, ha vinto l’oro nel torneo di calcio alle Olimpiadi di Tokyo, battendo in finale la Svezia.

In uno scatto, la ragazza transgender, che nel settembre 2020 ha dichiarato di essere di genere non binario e preferire i pronomi di genere neutro they/them, sorride mentre mostra la bandiera a strisce celesti, rosa e bianco, i colori della comunità transgender.

La storia di Quinn

Scende in campo con il nome Quinn, ossia il suo cognome, per giocare con le sue compagne di squadra. Il Cio ha dato l’ok alla sua partecipazione ai giochi olimpici dal momento che i livelli di testosterone di Quinn sono considerati accettabili e quindi consentiti.

Classe 1995, Quinn aveva già vinto un bronzo a Rio nel 2016, prima del suo coming out. Il suo è un oro che passerà alla storia proprio perché è la prima volta che un atleta transgender e non binario vince una medaglia.

La sua passione per lo sport è nata in famiglia. La madre di Quinn, Linda, giocava a basket all’Università di Waterloo in Canada, mentre il padre Bill giocava a rugby all’Università dell’Ontario occidentale.

Non ha mai abbandonato il suo amore per il pallone. Quinn, che gioca per i Seattle OL Reign nella NWSL, ha fatto il suo debutto per la nazionale del Canada nel 2014. Da allora ha collezionato 68 presenze.

Non è la prima partecipazione

Le Olimpiadi di Tokyo rimarranno nella storia anche per la presenza di altri atleti transgender e non binari, quattro in totale. Frutto di una maggiore consapevolezza e di una voglia di lottare contro gli stereotipi e discriminazioni.

Ai giochi olimpici nella capitale giapponese anche la sollevatrice di pesi neozelandese Laurel Hubbard, la skateboarder del Team USA Alana Smith e l’americana della Bmx Chelsea Wolfe.

Redazione