“Giustizia è fatta. Ho autorizzato l’operazione, pianificata per sei mesi, per togliere dal campo di battaglia uno dei più pericolosi nemici del popolo americano. E ho un messaggio per tutti i terroristi. Non importa dove vi nascondiate, noi vi troveremo e vi elimineremo”. Con queste parole il Presidente degli Stati Uniti ha annunciato la morte di Ayman Al-Zawahiri il numero uno di Al-Qaeda. Il terrorista aveva preso il posto di Bin Laden dopo la sua morte. Domenica 31 luglio alle 06.30 del mattino un drone americano lo ha colpito mentre era sul balcone della sua casa a Kabul, in Afghanistan. Chi era il terrorista tra i più ricercati al mondo?

Ayman al Zawahiri, 71 anni compiuti lo scorso giugno, nasce in Egitto a Kafr al-Dawar in un’importante famiglia della borghesia del Cairo che vanta magistrati, letterati e medici. Suo zio materno fu il primo Segretario generale della Lega Araba. La sua gioventù fu caratterizzata dallo studio. All’Università del Cairo si appassionò a psicologia e farmacologia e conseguì la laurea in medicina. Allo stesso tempo il giovane, definito dai parenti come “un timido” si appassiona alla politica e a 14 anni entra a far parte dei Fratelli Musulmani, un gruppo militante fondamentalista, e divenne uno studente e un seguace di Sayyid Qutb, importante personalità dell’islamismo radicale.

Nel 1979 entrò a far parte del gruppo islamico definito Jihad, in cui alla fine divenne uno dei principali organizzatori e reclutatori. Fu fra le centinaia di arrestati a seguito dell’assassinio del presidente Anwar al-Sadat ma le autorità egiziane non furono in grado di dimostrare alcun collegamento fra lui e l’assassinio, tanto da essere rilasciato dopo aver scontato una piccola pena per possesso illegale di armi. Negli anni Ottanta si recò in Afghanistan per partecipare con i Mujahidin alla resistenza contro l’occupazione sovietica.

Lì incontrò Osama bin Laden. I due furono poi i fondatori di al-Qaeda. Nel 1990 al-Zawahiri ritornò in Egitto, dove proseguì a sospingere l’organizzazione del Jihad Islamico su posizioni sempre più oltranziste, mettendo a frutto l’esperienza cumulata in Afghanistan. Nel 1996 era considerato la più credibile minaccia e il più letale terrorista in grado di colpire gli Usa nei loro interessi. Alla fine dell’anno venne arrestato in Daghestan e incarcerato in Russia per 6 mesi dopo aver provato a reclutare combattenti jihadisti in Cecenia.

Nel 1997 fu ritenuto responsabile del massacro di 62 turisti stranieri nella città egiziana di Luxor, per il quale ricevette una condanna a morte in contumacia nel 1999 da un tribunale militare egiziano. Il 23 febbraio 1998, emise con Osama bin Laden una fatwa dal titolo “Il Fronte Islamico Mondiale contro gli ebrei e i crociati”, un importante passo per ampliare il fronte della loro lotta su scala globale. Il 25 settembre 2001, l’Interpol emise un ordine di arresto a carico di al-Zawahiri in risposta agli attacchi terroristici dell’11 settembre a New York e Washington, contro il World Trade Center e il Pentagono.

Dopo l’invasione statunitense dell’Afghanistan il ‘dottore’ questo il suo soprannome fra gli esperti di terrorismo è letteralmente scomparso. La sua morte era stata annunciata, e poi smentita, varie volte fino a oggi quando gli Usa hanno annunciato di averlo ucciso in seguito a un raid effettuato da un drone in un quartiere residenziale di Kabul. A partire dal 16 giugno 2011 al-Zawahiri era a capo di al-Qaeda dopo la morte di Osama bin Laden ad opera di un commando dei Navy Seal. L’ultima apparizione in video del terrorista è avvenuta lo scorso aprile quando tramite al-Sahab, casa di produzione che ha distribuito la maggior parte dei video dei Qaedisti, in un filmato di nove minuti dal titolo ‘The Noble Woman of India’ lodava una studentessa indiana che a febbraio aveva sfidato il divieto di indossare l’hijab.