La scrittrice e attivista femminista bell hooks è morta ieri all’età di 69 anni a Berea, nel Kentucky. Il suo nome all’anagrafe era Gloria Jean Watkin ma tutti la conoscevano con il nome che la ha resa famosa e che era ispirato alla sua bisnonna: bell hooks, da scrivere tutto basso, come omaggio alle tante donne, di tutte le etnie, che non hanno avuto voce e volto. Il suo era un femminismo queer, capace di mettere in discussione ogni forma di dogmatismo o essenzialismo e di unire le varie forme di conflitto: genere, classe, provenienza… Ha scritto una trentina di libri, era malata da tempo.

Così la ricorda la femminista e scrittrice italiana Lea Melandri: «Addio a una donna che ha fatto la storia del femminismo, insegnando a “trasgredire” ruoli, identità, doveri, saperi e linguaggi improntati a rapporti di potere, sessisti e razzisti, una voce di rara fedeltà alle intuizioni e alle pratiche della rivoluzione femminista degli anni Settanta, dal “partire da sé “, all’ “autocoscienza.” Sarà ancora con noi attraverso i suoi scritti, alcuni dei quali di pubblicazione recente in Italia, con lei, con la sua “politica appassionata” continueremo a ripetere: “il femminismo è per tutti”. È il titolo dell’ultimo dei suoi libri tradotti in Italia da Maria Nadotti per Tamu edizioni. Voglio ricordarla – continua Melandri – con un frammento da Tutto sull’amore. Nuove visioni (Feltrinelli): “Volevo conoscere l’amore ma avevo paura di abbandonarmi e di fidarmi di un’altra persona. Temevo l’intimità. Scegliendo uomini che non erano interessati ad amare riuscivo a dare amore, ma sempre in situazioni poco appaganti. Naturalmente il mio bisogno di ricevere amore non era soddisfatto (…) Molti sognano l’amore, ma non hanno il coraggio di rischiare. Benché l’idea dell’amore sia spesso quasi un’ossessione, tanti si accontentano di relazioni in cui condividono con i partner un genuino affetto e reciproche cure e non chiedono altro che una vita relativamente accettabile e abbastanza soddisfacente. Anche se, di tanto in tanto, hanno la sensazione di soffrire di carenza d’amore, molti si dichiarano soddisfatti di ciò che hanno, perché spesso è molto più di quanto hanno ricevuto dalla famiglia d’origine.(…) La verità è che nella nostra cultura troppi non sanno che cos’è l’amore. E questa ignoranza viene vissuta come una mancanza, un segreto terribile da non rivelare a nessuno. E’ particolarmente grave che tanti libri recenti sull’amore continuino a sostenere che in questo campo le definizioni sono inutili e prive di significato. O peggio ancora, che suggeriscano che l’amore debba avere un significato diverso per gli uomini e per le donne, che i sessi debbano rispettare la reciproca incomunicabilità e accettarla, visto che parlano due lingue diverse. I libri di questo genere riscuotono un discreto successo di pubblico proprio perché non ribaltano le idee tradizionali sui ruoli di genere, sulla cultura e sull’amore”».