Il giorno successivo alla tragedia di Suviana, le operazioni di ricerca dei quattro operai dispersi proseguono, pur rimanendo scarse le speranze di ritrovarli vivi. Finora il bilancio della strage causato dall’esplosione di una turbina a circa 40 metri sott’acqua mentre si stava svolgendo una manutenzione programmata è di tre morti, cinque feriti e quattro dispersi, su un totale di 15 operai a lavoro sotto terra.

Chi sono le vittime dell’esplosione di Suviana

Le vittime sono Mario Pisani, 73 anni, residente a San Marzano di Giuseppe (Taranto), Vincenzo Franchina di 35 anni, residente a Sinagra (Messina) e Petronel Pavel Tanase, 45 anni, di nazionalità romena e residente a Settimo Torinese. Pisani  il più anziano era un ex dipendente Enel, mentre gli altri due lavoravano per le ditte impegnate nella manutenzione dell’impianto, Abb e Siemens. Le loro salme sono state portate all’ospedale Maggiore di Bologna. I corpi dei tre operai sono stati posti sotto sequestro dall’autorità giudiziaria in vista della probabile autopsia che verrà eseguita nelle prossime ore.

Tra i feriti invece, il più grave è Leonardo Raffreddato che presenta ustioni sull’80% del corpo, a mani, al viso e al corpo”. Tre operai invece sono miracolosamente usciti illesi.

Chi sono i quattro operai dispersi

L’ad di Enel Greenpower, Salvatore Bernabei, parlando con i giornalisti davanti all’impianto ha affermato che l’azienda “sta collaborando con i vigili del fuoco con la conoscenza tecnica di com’è fatta la centrale per cercare di poter accedere con sommozzatori nei piani allagati. Ci siamo affidati alle migliori ditte sul campo, Abb, Siemens e Voith, non è il momento di chiedere delle cause. Ci stiamo attivando per dare il maggior sostegno possibile alle famiglie, con supporto psicologico e alberghi”.

I quattro operai ancora dispersi sono Paolo Casiraghi,di 59 anni, di Milano e dipendente della ABB con sede a Milano, Alessandro d’Andrea di 37 anni, originario di Pontedera (Pisa) e dipendente della Voith Hydro con sede a Cinisello Balsamo (Mi), entrambi milanesi, Adriano Scandellari di Mestre, nato a Padova e residente a Mestre. Ingegnere elettronico, è un dipendente specializzato di Enel Green Power premiato dal presidente della Repubblica Mattarella con la Stella al merito del lavoro-Maestro del lavoro, e Vincenzo Garzillo 68 anni, di Napoli e dipendente della Lab Engineering.

In un primo momento, in mattinata Luca Cari, responsabile comunicazione dei Vigili del Fuoco aveva dichiarato che le “prospettive di trovare i quattro operai dispersi vivi non sono ottimistiche” e che “la situazione attuale non suggerisce tale possibilità”. Cari aveva evidenziato come le operazioni restassero molto complesse: “l’acqua sta salendo, ha invaso anche il meno otto e non possiamo più operare con le squadra di ricerca. La visibilità è zero. È una situazione difficile, ma questo è un momento di studio della situazione insieme ai tecnici dell’Enel. Dobbiamo capire da dove sta entrando l’acqua e cosa può accadere. Non sappiamo cosa può aver portato all’esplosione, c’è l’impossibilità di fare accertamenti, gli effetti sono quelli di una forte esplosione, con un incendio, che hanno provocato il crollo solaio ottavo livello”.

Il sindaco di Camugnano, Marco Masinara, dichiara di fronte ai cancelli che “la centrale ha rappresentato un punto cardine per il territorio, così come il territorio ha sostenuto la centrale. Tutti qui sono legati a questo impianto, che non è stato mai considerato una fonte di pericolo ma di lavoro; in 50 anni non ha mai registrato incidenti, mentre ieri si è verificato l’irreparabile”.

L’impianto

Situato al confine fra Toscana ed Emilia-Romagna, il lago di Suviana dove nel pomeriggio di ieri si è verificata l’esplosione, è un bacino artificiale costruito negli anni Venti per lo sfruttamento dell’energia elettrica, diventato poi anche un luogo di attrazione turistica che, vista la relativa vicinanza alle aree metropolitane di Bologna e Firenze, richiama spesso chi vuole sfuggire per una giornata alla calura estiva. Sul lago si affacciano due centrali idroelettriche: Suviana e Bargi. È quest’ultima quella coinvolta nell’esplosione e incendio ed è alimentata anche dalle acque del bacino del Brasimone attraverso condotte.

Quello di Bargi è un impianto di generazione/pompaggio composto da due gruppi di produzione da 165 MW ciascuno per una potenza installata di 330 MW. È il più grande a livello di potenza installata nella regione emiliano-romagnola e ha una funzione rilevante di regolazione, esercizio e gestione della rete elettrica nazionale. La centrale è per tre quarti sommersa. Il lago è nato dalla costruzione della diga, ultimata nel 1932, ed è alimentato dal torrente Limentra. Si trova sull’Appennino Bolognese, fra i Comuni di Camugnano e Castel di Casio.

Si tratta di un impianto fortemente legato alla storia recente dell’Appennino, tanto che la sua costruzione venne inizialmente realizzata per alimentare la linea ferroviaria Bologna-Firenze di recente costruzione. La centrale di Bargi risale agli anni ’70. Il bacino di Suviana-Brasimone conta anche altri impianti idroelettrici, minori rispetto a Bargi: Suviana da 27 MW, Le Piane da 10 MW, Santa Maria da 6 MW, Le Pioppe da 0,3 MW e Pavana da 0,11 MW per una potenza complessiva di circa 373 MW.

Redazione

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