Il boss costretto su una sedia a rotelle
‘Ciccio Pakistan’ Francesco Pelle “non ha ricevuto cure mediche adeguate”: Italia condannata
Il boss della ’ndrangheta Francesco Pelle, alias Ciccio Pakistan, “non ha ricevuto cure mediche adeguate durante la detenzione”. Dunque “il trattamento” a cui “è stato sottoposto” in carcere ha “superato il livello inevitabile di sofferenza insito nella detenzione”, integrando “un trattamento inumano e degradante ai sensi dell’articolo 3” della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. È con queste parole che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia, colpevole di non aver garantito le cure adeguate al boss Pelle, condannato all’ergastolo in via definitiva quale mandante della strage di Natale del 24 dicembre 2006 in cui venne uccisa Maria Strangio, moglie del capoclan della cosca “nemica”. Pelle, infatti, è affetto da paraplegia agli arti inferiori e costretto su una sedia a rotelle dopo essere rimasto vittima di un agguato nel luglio del 2006. Condizione che ha reso indispensabile un costante trattamento fisioterapico che, secondo i giudici di Strasburgo, non è stato assicurato.
Il 21 maggio scorso, infatti, la Cedu ha notificato al legale di Pelle, l’avvocato Francesco Giampaolo, la decisione con la quale, dopo aver dichiarato ammissibile il ricorso del boss “contro la Repubblica italiana”, ha sentenziato che l’Italia ha violato l’articolo 3 della Convenzione. Pelle venne arrestato nel 2008, e nel corso degli anni fu trasferito da un carcere all’altro: da quello di Locri a un penitenziario romano, quindi Saluzzo (Cuneo) e poi Oristano, in Sardegna, Cagliari, Milano e infine, dal 13 agosto 2022, nella casa circondariale di Parma. La Cedu, dopo aver ripercorso le varie tappe della vicenda, fra referti medici e decisioni dei magistrati di Sorveglianza, giunge a una conclusione che non lascia dubbi. “La Corte – riporta la sentenza – osserva che dalle relazioni mediche e dalle decisioni giudiziarie emergeva la necessità” per il boss “di ricevere fisioterapia regolare”, tanto che nel 2009 e nel 2011 Pelle fu posto ai domiciliari. “La necessità di fisioterapia costante – scrive la Cedu – fu ribadita nella relazione del fisiatra dell’8 aprile 2022, nonché nella decisione del magistrato di Sorveglianza di Cagliari dell’11 maggio 2022. Nonostante tali indicazioni, risulta che il ricorrente abbia effettuato solo 19 sedute di fisioterapia tra giugno e agosto 2022 e altre dieci sedute nel novembre 2022”. Il 21 gennaio 2023, rammenta poi la Corte, “le autorità sanitarie del carcere di Parma riconobbero che ‘il ricorrente necessitava di trattamento fisioterapico permanente’”. Necessità “ribadita dal medico di fiducia del ricorrente il 20 febbraio 2023, il 30 dicembre 2023 e il 22 aprile 2025”. Eppure, annota la sentenza, “dopo il novembre 2022 non furono fornite ulteriori sedute di fisioterapia, incluse quelle ambulatoriali menzionate dal Governo”, e “solo nell’aprile 2025 fu fornito un verticalizzatore” (che permette di passare dalla posizione seduta a quella eretta e viceversa).
E se il Tribunale di Sorveglianza di Bologna “ritenne compatibile con la detenzione lo stato di salute del ricorrente, senza nominare un consulente medico, sulla base di una relazione delle autorità sanitarie penitenziarie del 22 maggio 2023”, per la Cedu, comunque, “tale relazione non spiegava in che modo la fisioterapia sarebbe stata garantita”, vista anche “la mancanza di un reparto di riabilitazione e di personale” nel carcere, che rendeva impossibile fornire “programmi di fisioterapia intensiva e continuativa”. Per la Corte, “tali considerazioni” sono “sufficienti a concludere che il ricorrente non ha ricevuto cure mediche adeguate durante la detenzione”.
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