Arriverà in Italia, previa approvazione da parte dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, nei primi mesi del 2022. Parliamo del vaccino Nuvaxovid, il nome commerciale del farmaco prodotto dalla Novavax, quinto vaccino approvato dall’Ema, l’Agenzia europea dei medicinali.

Una ulteriore ‘arma’ contro la pandemia di Coronavirus che ha visto ieri il Chmp, il Comitato per i medicinali a uso umano, ha raccomandato di concedere un’autorizzazione all’immissione in commercio ma solo dai 18 anni in su.

Gli Stati membri dell’Unione ne hanno già ordinato circa 27 milioni di dosi, hanno fatto sapere dalla Commissione europea, che anticipa che “con l’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata, Novavax sarà in grado di consegnare fino a 100 milioni di vaccini Covid-19 nell’Ue a partire dal primo trimestre del 2022”.

Quelle destinate all’Italia, secondo La Stampa, dovrebbero ammontare a 3 milioni e mezzo entro marzo e oltre 13 milioni in totale a fornitura ultimata.

UNA ‘TECNOLOGIA’  PER CONVINCERE  I NO VAX – Il vaccino di Novavax è a base di proteine ricombinanti, già usata per altri vaccini come quello già in uso contro l’epatite B e il papilloma virus.

Secondo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Irccs Galeazzi di Milano, il vaccino Novavax potrebbe spingere alla vaccinazione anche i no Vax che fino ad oggi si sono rifiutati di sottoporsi all’inoculazione. Per il virologo infatti “agiterà meno i no vax perché, essendo basato su un meccanismo conosciuto, farà breccia tra qualche no vax, o meglio tra quelli che hanno paura di quelli a Rna”.

Anche per questo il costo per produrlo “verosimilmente è meno elevato e ha una fattibilità più ampia, che possa servire in un utilizzo generalizzato come dose booster o in tutte le iniziative di diffusione del vaccino in giro per il mondo”, spiega Pregliasco.

COME FUNZIONA – Il nuovo vaccino Novavax verrà somministrato con due dosi a distanza di 21 giorni e potrà essere confermato in normali frigoriferi.

Quanto agli ‘ingredienti’, il vaccino si basa su una prodotta in laboratorio della proteina Spike che si trova sulla superficie del virus, e un ‘adiuvante’, una sostanza che aiuta a rafforzare la risposta immunitaria al vaccino.

Il sistema immunitario dopo la somministrazione del vaccino identifica la proteina come estranea e produce difese naturali, ovvero anticorpi e cellule T, contro di essa.

Se dopo la somministrazione la persona vaccinata entra in contatto col coronavirus, il suo sistema immunitario riconoscerà la proteina Spike del virus e sarà quindi pronto a reagire: anticorpi e cellule T proteggeranno dall’aggressione del virus, impedendone l’ingresso nelle cellule e distruggendo quelle cellule infette.

GLI EFFETTI COLLATERALI – Gli effetti indesiderati osservati con Nuvaxovid nei due studi internazionali che hanno permesso l’approvazione da parte dell’Ema sono stati generalmente lievi o moderati e sono stati eliminati entro un paio di giorni dopo la vaccinazione. I più comuni erano dolore al sito di iniezione, stanchezza, dolori muscolari, mal di testa, sensazione generale di malessere, dolori articolari e nausea o vomito

LA VARIANTE OMICRON – Quanto all’efficacia contro la variante Omicron, al momento sono disponibili dati limitati sull’efficacia di Nuvaxovid. I risultati dei due studi, che hanno coinvolto in totale oltre 45.000 persone, mostrano un’efficacia del vaccino per Nuvaxovid di circa il 90%.

Il ceppo originale di Covid e alcune varianti preoccupanti come Alpha e Beta erano i ceppi virali più comuni in circolazione quando gli studi erano in corso.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia