Cosa fare per allargare il perimetro della maggioranza? È la domanda delle domande per Giuseppe Conte. Il presidente del Consiglio è alle prese con ore febbrili di contatti con i parlamentari ‘indecisi’ per costruire la fatidica “quarta gamba” del governo, quella necessaria per sostituire Italia Viva al Senato, dove i 16 renziani in caso di voto contrario farebbero di fatto andare in minoranza l’esecutivo.

Uno “sgambetto” già annunciato da Matteo Renzi sulla relazione del guardasigilli Alfonso Bonafede sulla situazione della Giustizia, che si terrà in Parlamento mercoledì 27 gennaio.

Per questo la corsa ai ‘Costruttori’ ha ormai tempi brevissimi, la questione sarebbe emersa anche durante il colloquio “informale” di Conte con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Secondo il noto quirinalista del Corriere della Sera Marzio Breda, “data la consegna quirinalizia del silenzio, è più facile mettere in fila domande che suggerimenti, da parte di Mattarella. Che è di sicuro assillato dal problema della governabilità del paese”.

Quanto alla ‘caccia’ ai responsabili, il piano di Conte potrebbe essersi incrinato proprio questa mattina per la nuova inchiesta del procuratore antimafia di Catanzaro Nicola Gratteri. Tra gli indagati dell’inchiesta ‘Basso profilo’ c’è infatti Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc che il premier sta corteggiando per portare i senatori Antonio Saccone e Paola Binetti a sostenere la maggioranza.

Cesa è indagato per associazione a delinquere aggravata dal metodo mafioso ed ha immediatamente rassegnato le sue dimissioni: come faranno i ‘manettari’ del Movimento 5 Stelle ad accettare in maggioranza un partito che vede il suo leader indagato dall’idolo Gratteri? Una pietra tombale sembra arrivare infatti da Alessandro Di Battista, il pasdaran grillino che dopo l’inchiesta che vede indagato Cesa ha subito messo i paletti: “Con chi è sotto indagine per associazione a delinquere nell’ambito di un’inchiesta di ‘ndrangheta non si parla. Punto. Tutti sono innocenti fino a sentenza definitiva ma non tutti possono essere interlocutori in questa fase. Si cerchino legittimamente i numeri in Parlamento tra chi non ha gravi indagini o condanne sulle spalle”, spiega all’AdnKronos.

Quanto agli altri nomi che circolano incessantemente da giorni, ad oggi non vi sono altre defezioni oltre a quelle note di Nencini, Causin, Rossi e Polverini. Conte e i suoi emissari puntano fortissimo, secondo i rumors, su altri ‘delusi’ in Forza Italia, che mal sopportano la deriva sovranista che ha preso la coalizione a trazione Salvini-Meloni. L’identikit sarebbe quello di parlamentari come Renato Brunetta o le ‘truppe’ di Mara Carfagna, così come fuori usciti di Cambiamo con Giovanni Toti.

Ma l’esecutivo, e di questo ne è cosciente sia Conte che gli alleati, non può governare con 156 voti, 157 se si conta anche il senatore del M5S Franco Castiello, assente per Covid ma che avrebbe votato sì. Nei numeri ottenuti al Senato vanno infatti contati quelli dei tre senatori a vita Monti, Cattaneo e Segre, che il più delle volte non partecipano ai lavori di Palazzo Madama. Inoltre senza un allargamento della maggioranza il lavoro nelle commissioni parlamentari sarebbero paralizzati: la maggioranza sarebbe in vantaggio solo in 3 delle 14 commissioni del Senato (Finanze, Agricoltura e Lavoro) mentre in altre quattro (Affari costituzionali, Bilancio, Industria e Politiche dell’Unione europea) si potrebbe verificare un pareggio.

Il perimetro per una maggioranza stabile l’ha fissato il ministro Dario Franceschini: “Un governo è forte se può contare almeno su 170 senatori”. Per questo oltre ai moderati del centrodestra, da ‘raccattare’ tra le fila di Udc, Cambiamo e delusi di Forza Italia, Conte e i suoi emissari sarebbero in pressing anche sugli ex alleati di Italia Viva. Qualcosa nel partito renziano effettivamente si sta muovendo: il senatore Eugenio Comincini, che si era astenuto sulla fiducia al governo Conte in linea con il partito, ha già chiarito di non essere disposto ad andare all’opposizione e di sperare di ricucire il rapporto con la vecchia maggioranza.