Un governo debolissimo non solo alla Camera, dove può contare su una maggioranza risicata, ma soprattutto al Senato, dove di fatto l’esecutivo è in minoranza, non potendo contare ovviamente sull’apporto costante dei tre senatori a vita che martedì sera hanno votato la fiducia.

È questo lo scenario che si prospetta, almeno nell’immediato, per il presidente Giuseppe Conte e gli alleati di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Leu. Una situazione che l’avvocato pugliese dovrà risolvere quanto prima facendo partire la ‘caccia’ ai Responsabili per rinforzare i numeri al Senato, come chiesto espressamente anche dal segretario del Pd Nicola Zingaretti.

L’obiettivo dei Dem, come chiarito dal ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini in una intervista rilasciata a Repubblica, è di puntare ai moderati del centrodestra: “Penso a diversi moderati di centrodestra, dall’Udc a Forza Italia alla componente di Romani e Quagliariello. In tutta Europa i leader del Ppe non capiscono questa anomalia, che vede solo in Italia le forze che aderiscono alla loro famiglia politica alleate dei sovranisti antieuropei”, ha spiegato Franceschini.

Una necessità impellente per Conte e soci, perché il Paese non si governa soltanto nell’Aula della Camera e del Senato, dove come detto i numeri sono in bilico, ma soprattutto nelle commissioni parlamentari. Lì le imboscate, senza importanti innesti in maggioranza, potrebbero essere all’ordine del giorno per la fragile maggioranza PD-M5S-Leu.

I problemi per Conte, Zingaretti e Di Maio partirebbero già dalla Conferenza dei capigruppo, organo di massimo potere decisionale nelle Camere: qui infatti se Italia Viva votasse col centrodestra, porterebbe a radicali cambiamenti nella gestione delle “comunicazioni” in Aula dei ministri, che a differenza delle semplici “informative” vengono votate. Senza i 16 voti di Italia Viva per la maggioranza sarebbero guai. Sempre la Capigruppo decide il calendario delle leggi, altro tema fondamentale per l’esercizio del potere legislativo.

Quanto alle commissioni, con i numeri attuali e considerando Italia Viva all’opposizione, Pd e Movimento 5 Stelle hanno la maggioranza in meno della metà di esse. In alcune di quelle ‘fondamentali’, come Affari Costituzionali, Giustizia e Bilancio, maggioranza e opposizione sono in parità. In altre come Sanità, Ambiente e Lavori Pubblici, il premier Conte può contare solamente su un senatore di vantaggio.

Il percorso di governo per Conte e soci, senza ulteriori innesti in maggioranza, è disseminato di ostacoli difficilissimi da superare.