Un presidente del Consiglio col pallottoliere in mano? Giuseppe Conte è su tutte le furie per lo strappo di Matteo Renzi, col leader di Italia Viva che ha fatto dimettere le sue ministre, Elena Bonetti e Teresa Bellanova, aprendo di fatto la crisi di governo. Ieri sera nel corso del Consiglio dei ministri l’avvocato pugliese ha aperto la riunione rivolgendosi ai ministri di Pd, Leu e Movimento 5 Stelle ribandendo che Italia Viva “si è assunta la grave responsabilità di aprire una crisi di governo” e che se “se partito fa dimettere le sue ministre, questo non può essere considerato un fatto estemporaneo, non si può sminuire la gravità di questa decisione”

Un Conte deciso a non trattare più con Renzi e a portare la crisi in Parlamento, sfidando apertamente il senatore di Scandicci e puntando alla conta. Già, ma con quali numeri? Se alla Camera i giochi sono fatti, grazie alla folta pattuglia garantita da Partito Democratico e soprattutto Movimento 5 Stelle, è al Senato che si ‘balla’.

A Palazzo Madama le truppe renziane sono 18 nel gruppo PSI-Italia Viva. Conte fino ad oggi ha potuto anche contare (quasi sempre) su alcuni componenti del Gruppo Misto: l’ultima fiducia sulla legge di Bilancio ha visto il voto a favore di 12 senatori del gruppo, otto contrari, uno si è astenuto, 5 erano in missione e 5 erano assenti. La maggioranza in quel caso si fermò a 153.

Per raggiungere la fatidica soglia dei 161 voti della maggioranza (il Senato conta su 321 membri) a Conte serve quindi una nutrita pattuglia di senatori disposti a supportare un eventuale nuovo governo, il Conte ter. In questa ottica vanno lette le dichiarazioni di Clemente Mastella, sindaco di Benevento attivissimo in questi giorni nel tentativo di creare un gruppo di “responsabili” per tenere a galla l’esecutivo Conte. “I vietcong ci sono, state tranquilli”, ha detto l’ex ministro in un colloquio col Corriere della Sera, aggiungendo che “ricevo tante chiamate da chi soprattutto mi chiede: ‘Partite con l’iniziativa perché non ne possiamo più’. Io posso dare il mio contributo, posso fare il regista. Di certo non mi candiderò più. Il mio è un atto di amore nei confronti del Paese”.