La sua straordinaria empatia, soprattutto con i giovani, non è scalfita dagli anni. Così come una inesauribile vitalità che porta questa splendida “ragazza novantenne” a girare in lungo e in largo l’Italia e l’Europa. Presidente onoraria dell’Arci, Luciana Castellina porta con fierezza il suo essere militante di Sinistra Italiana, perché, dice a Il Riformista, “a sinistra c’è ancora vita. E non sarà certo Calenda o chi per lui a spegnerla”. C’è vita, dentro e soprattutto fuori dalle sedi istituzionali. E sull’alleanza di Sinistra Italiana (e Verdi) con il Pd di Letta e Azione di Calenda, Castellina è netta: “La nostra è un’alleanza “tecnica” che ha come ragione fondamentale la difesa della Costituzione contro un possibile stravolgimento fascista. Ma quella di Draghi, non sarà mai la nostra “Agenda”. Un’Agenda di guerra. Mi auguro che nessuno intenda porne l’accettazione come condizione-capestro”.

Sulla base della sua lunga e intensa esperienza politica, come valuta la crisi che ha portato alla caduta del governo Draghi e alle elezioni anticipate. È il tracollo della politica e dei suoi attori?
C’è politica e politica. C’è quella di quelli stanno al Governo, che hanno uno spazio di potere nel Parlamento, e poi c’è la gente che fa la politica vera, che sta anche in Parlamento ma sta soprattutto fuori.

Spesso in Italia si è parlato di un distacco tra il cosiddetto “Paese reale” e le rappresentanze politiche. Lei ritiene che abbiamo toccato il fondo in questa frattura?
L’ho detto già molte volte: quando c’è il 60% di cittadini che si astengono dal votare, non è colpa di chi si astiene. È colpa di una rappresentanza politica che evidentemente non riesce a raccogliere la fiducia. E ho anche ripetuto più volte che non accetto che si dica che quel 60%, e soprattutto i giovani, sono la sommatoria di quelli che non si occupano di politica. Tra i giovani c’è molto impegno politico, solo che quell’impegno non segue i canali e le forme della politica istituzionale, perché nel dibattito parlamentare non vedono minimamente riflesse quelle problematiche che sono alla base del loro impegno. Certo, ci sono delle eccezioni che non devono essere oscurate. Nicola Fratoianni, che rappresenta il mio partito, continua a porre delle questioni reali, come hanno fatto anche altre forze politiche, ivi compresi i 5Stelle, ma il quadro complessivo è davvero desolante. I giovani lo avvertono ma non per questo si sono ritirati a vita privata. Hanno cambiato le modalità del fare politica, inventandosene di nuove e di molto creative. Fanno politica senza curarsi del voto.

Queste sono le prime elezioni, post Seconda Guerra mondiale, che avvengono mentre in Europa da oltre 160 giorni è in corso una guerra. Ma di questi temi – la guerra e la pace, il disarmo…- sembra che non ci sia traccia nel dibattito politico-elettorale.
Su questo trovo che le responsabilità di Draghi siano state molto forti. Lui ha rifiutato di fare un dibattito, di favorire un confronto. Sinistra Italiana, come anche l’associazionismo, parlo in particolare dell’Arci visto che ne sono la presidente onoraria, ma anche i 5Stelle, hanno posto questo problema. E a una tale richiesta, del tutto legittima, non si può rispondere con un no. Questa è una cosa di una gravità assoluta, che andava sottolineata invece di essere “silenziata” come è avvenuto.

Da più parti viene suggerito al Partito democratico e al campo del centrosinistra, di assumere come proprio profilo programmatico e bandiera elettorale la cosiddetta “Agenda Draghi”. Suggerimento accolto visto che l’ “Agenda” in questione è alla base del patto Pd-Azione/+Europa. Ma dal suo punto di vista in cosa consisterebbe, nella sostanza politica, quest’ “Agenda”?
Purtroppo il Partito democratico è stato il principale e più convinto assertore dell’ “Agenda Draghi”, a cominciare da una cosa che fatico ancora oggi a pensare che sia vera…

A cosa si riferisce?
Alle frasi dette da Letta, gravi nel contenuto e nei toni utilizzati: “Noi siamo per i valori dell’Occidente, per la Nato, per gli Stati Uniti”…Quella era l’ “Agenda Draghi” sulla guerra. Mi domando come gli iscritti e gli elettori del Pd non abbiano protestato contro una cosa di questo genere. Un minimo di memoria storica doveva pur essere rimasta in quel partito. E invece…

La strada della vittoria elettorale per la destra è ormai spianata? Insomma il futuro dell’Italia è Meloni for president?
Io credo che anche su questo c’è una responsabilità di Letta. Perché quando ha proclamato mai più con i 5Stelle…

L’ha fatto a seguito delle dinamiche che hanno portato alla caduta del governo Draghi…
Evitiamo narrazioni mainstream. In realtà, i 5 Stelle avevano semplicemente espresso delle osservazioni ragionevoli. Non sono stati loro a far cadere il Governo. Avevano detto solo che non avrebbero votato un provvedimento. Sancendo una rottura, a suo dire irreversibile, Letta si è assunto una grave responsabilità. Perché con i 5Stelle c’è una speranza di poter battere la destra. Questa coalizione “tecnica”, così come Sinistra Italiana l’abbiamo chiamata, che forzatamente siamo costretti a votare, da sola senza i 5Stelle, pur alleandosi con Calenda, non ce la può fare. C’è una responsabilità molto precisa in questa rottura.

La metto giù brutalmente: perché l’Italia tra le democrazie occidentali più avanzate, è l’unica dove la parola “sinistra” sembra essere impronunciabile?
Non esageriamo. Perché una crisi della democrazia c’è anche negli altri Paesi. Mélenchon avrà pure avuto un buon successo, però il 57% dei francesi non è andato a votare. Evidentemente il problema c’è anche lì. Per restare alla Francia, non sono felice che si siano dissolti, praticamente, dei grandi partiti come il Partito socialista e il Partito comunista. Lì c’è una crisi non solo della democrazia ma per via della crisi dei partiti, anche della sinistra. Insomma, non è che da altre parti se la passino poi così bene. Guardiamo alla Germania: assistiamo al fatto che i Verdi, che sono stati i paladini della lotta ecologica, poi hanno votato tutte le porcherie possibili nel loro Paese. Poi sulla guerra si sono messi anche loro l’elmetto. Non parliamo poi dell’Inghilterra, non so più che cosa accada nel Partito laburista. E, last but non least, la Svezia. Penso che Olaf Palme si rivolti nella tomba dopo l’abbattimento di uno dei pilastri della sua politica: il non allineamento. La crisi è generale. C’è un problema di ripensamento urgente del nostro modello democratico. E questo ripensamento va fatto ascoltando quelli che si occupano di politica ma non votano. Sono un pezzo importantissimo per ricostruire un modello democratico. Io sono andata ad aprire i lavori del secondo evento europeo dei Fight for the Future, qualche giorno fa a Torino, e c’erano migliaia di ragazzi che si occupavano del problema politico più serio che c’è nel mondo, cioè il disastro ecologico. E non votavano, perché è difficile rintracciare nell’ “Agenda Draghi” – quella sposata da Letta e Calenda – un impegno in questo senso. Il piano di transizione ecologica è un’accozzaglia di provvedimenti senza uno straccio di strategia seria di transizione.

Questa domanda la rivolgo alla Luciana Castellina giornalista. In questo degrado della politica non c’è anche una responsabilità della comunicazione?
Questo mi pare evidente. C’è stata una trasformazione involutiva profonda dei giornali. Prendo ad esempio il caso di Repubblica. Era un giornale che si era battuto sempre in consonanza con il centrosinistra. Adesso, vogliamo dirlo? È uno scandalo. Poi c’è una cosa più generale che riguarda l’affermarsi dei social media rispetto ai giornali di carta. C’è uno stravolgimento della comunicazione che fa sì che la narrazione si sostituisca alle notizie reali. Quella in cui viviamo non è una società più informata. È una società bombardata da un flusso continuo di narrazioni spacciate per realtà.

I pacifisti hanno ancora diritto di cittadinanza, di voce, nel Parlamento italiano e nelle istituzioni?
La cosa peggiore che si può fare è quella di negare l’esistenza dei pochi che si battono nei luoghi istituzionali della rappresentanza. Ci sono, ma se si continua a dire “tutto il Parlamento”, in questo modo si svalorizza anche il ruolo di quelli che si battono. Almeno diciamo che ci sono state voci, di minoranza ma ci sono state, che si sono opposte all’aumento incredibile delle spese militari, che hanno detto no alla guerra, che si sono opposte al finanziamento della cosiddetta Guardia costiera libica, alla quale si è voluto delegare il lavoro sporco dei respingimenti.

Dopo un lungo trattare, Letta e Calenda hanno annunciato l’accordo. Calenda, per il quale Sinistra Italiana sembra essere uno spauracchio, un ospite indesiderato. Lei come gli risponde?
Che ha ragione nel dire che noi siamo una cosa completamente diversa da lui. E di questo ne andiamo fieri. Una differenza di visione del futuro, di idealità, di programmi e, se mi permette, anche di stile: l’arroganza non fa un buon leader. Siamo costretti ad un’alleanza che abbiamo chiamato “tecnica” proprio per sottolineare che le nostre posizioni sono molto diverse, ma al tempo stesso che abbiamo un problema di fondo che c’impone un’alleanza altrimenti improponibile…

Qual è questa ragione?
La difesa della Costituzione. Quello su cui bisogna per forza unirsi per impedire che ci sia un risultato elettorale che dia il potere ai fascisti di cambiare la Costituzione. Questo è ciò che ci unisce. Non certo l’”Agenda Draghi”. Su questo non c’è vincolo di sorta. Il nostro orizzonte è altro. E tale rimarrà in campagna elettorale e soprattutto dopo.

Esperto di Medio Oriente e Islam segue da un quarto di secolo la politica estera italiana e in particolare tutte le vicende riguardanti il Medio Oriente.