Negli ultimi giorni l’emergenza Coronavirus ha imposto misure ancora più dure nelle carceri limitando i colloqui tra detenuti e parenti e scatenando così proteste in tutta Italia. Per sopperire all’emergenza ci ha pensato la Cisco, la grande multinazionale delle telecomunicazioni che ha aperto svariate Academy nelle carceri Italiane tra cui Bollate. Ed è proprio da qui che è partita la sperimentazione di videocolloqui che sono stati possibili grazie alla piattaforma Webex. Così i detenuti hanno potuto vedere e parlare con i propri familiari ed evitare ulteriori tensioni all’interno dell’istituto.

Grazie alla piattaforma a Bollate sono partiti 4 colloqui simultanei. E i detenuti ne sono stati molto felici. Per tutta la mattinata si sono susseguiti i colloqui online, 38 videochiamate tra familiari e detenuti. Visto il successo subito i tecnici della Cisco hanno iniziato a lavorare per consentire videocolloqui anche a Regina Coeli e Beccaria. Seguiranno gli istituti di Cagliari, Livorno, Rebibbia e Secondigliano.

Costantino Minonne è uno degli agenti di polizia di Bollate, esperto informatico che ha dato impulso a questa sperimentazione. Forte delle sue conoscenze informatiche ha messo su la piattaforma insieme a Lorenzo Lento, tutor della Cisco Academy che si svolge a Bollate. Videochiamare per tutti è facile in questi giorni, uno strumento che gli italiani hanno scoperto o riscoperto intensamente da poco. Ma in carcere non è così semplice. Sia per motivi contingenti sia perchè internet in questi giorni è completamente sovraccaricato dalle migliaia di persone connesse in videoconferenza. Basti pensare a tutte le attività scolastiche del mattino, migliaia di riunioni di chi sta è a casa in smart working e l’attività di chi si gode il divano. Per questo motivo le videochiamate dal carcere non erano possibili. Ci hanno pensato Minonne e Lento con la loro piattaforma Webex.

“Ho sentito le urla di felicità dei detenuti nel rivedere i loro familiari – ha raccontato Lorenzo Lento – Non li vedevano 3 settimane fa quando sono stati interrotti i colloqui. Erano felicissimi – racconta Lento –  Così si sono tutti rasserenati e abbiamo attutito l’aria di rivolta che continuava a persistere nel carcere”.