I pazienti ricoverati nei reparti di degenza ordinaria calano per la prima volta dopo diverse settimane. Sono 14 in meno rispetto al giorno prima per un totale di 28.424. E’ l’unica nota lieta che emerge nel bollettino di giovedì 25 marzo diffuso dal ministero della Salute sull’emergenza coronavirus in Italia.  Continuano ad aumentare i contagi, sono 23.696 (ieri 21.267, totale 3.464.543), mentre il numero delle vittime è identico a quello del giorno prima (460 per un totale di 106.799).

Oggi sono stati effettuati 349.472 tamponi )molecolari e antigenici), 14mila circa meno del giorno precedente, con il tasso di positività è del 6,8% (ieri era al 5,8%), in aumento dell’1%. I guariti sono 21.673 (totale 2.794.888), gli attualmente positivi salgono a 562.856 (+1.548). Negli ospedali la situazione è la seguente: sono 260 gli ingressi in terapia intensiva in 24 ore con il numero dei ricoverati salito a 3.620 (+32 rispetto al giorno precedente) mentre per la prima volta dopo giorni cala il numero dei ricoveri nei reparti ordinari (-14). In isolamento domiciliare ci sono infine 530.812 persone.

Il monitoraggio della Fondazione Gimbe rileva nella settimana 17-23 marzo un lieve decremento dei nuovi casi (-4,8%) seppur con notevoli differenze regionali. Salgono invece tutti gli indicatori ospedalieri: saturazione terapie intensive maggiore del 30% in 12 regioni e reparti di area medica maggiore del 40% in 10 regioni. È quanto emerge dalla Fondazione guidata da Nino Cartabellotta. Il monitoraggio indipendente della Fondazione rileva nella settimana 17-23 marzo 2021, rispetto alla precedente, una lieve riduzione dei nuovi casi (150.033 vs 157.677) e dei decessi (2.327 vs 2.522).

Continuano, invece, ad aumentare i casi attualmente positivi (560.654 vs 536.115), le persone in isolamento domiciliare (528.680 vs 506.761), i ricoveri con sintomi (28.428 vs 26.098) e le terapie intensive (3.546 vs 3.256). In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni: 2.327 decessi (-7,7%); +290 ricoveri in terapia intensiva (+8,9%); +2.330 ricoverati con sintomi (+8,9%); +21.919 in isolamento domiciliare (+4,3%); 150.033 nuovi casi (-4,8%) e +24.539 casi attualmente positivi (+4,6%).

Nel pieno della terza ondata – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe – si intravedono i primi segnali di miglioramento: dopo quattro settimane consecutive si inverte il trend dei nuovi casi settimanali e si riduce l’incremento percentuale dei nuovi casi. Tuttavia, il dato nazionale risente di situazioni regionali molto eterogenee: infatti, in 10 Regioni l’incremento percentuale dei nuovi casi è ancora in crescita e in 14 Regioni si amplia il bacino dei casi attualmente positivi. “Per la maggior parte delle Regioni – spiega il presidente – è evidente la netta correlazione tra variazione percentuale dei nuovi casi e il ‘colore’ delle Regioni di tre settimane fa”. Infatti, nella maggior parte delle Regioni che erano in zona rossa o arancione o avevano comunque attuato rigorose restrizioni mirate, la variazione percentuale dei nuovi casi è in riduzione: Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Marche, Molise, P.A. Bolzano, P.A. Trento, Umbria.

Viceversa, lo stesso dato è in aumento in Calabria, Lazio, Liguria, Puglia, Sardegna, Sicilia, Valle d’Aosta e Veneto, che 3 settimane fa erano in area gialla o bianca. La situazione di Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Toscana è di più difficile interpretazione, dimostrando che altri fattori (ad esempio, intensità dell’attività di testing, rispetto delle misure individuali) influenzano la curva dei contagi.

“Nonostante la lieve flessione della curva dei contagi – commenta Renata Gili, responsabile ricerca sui servizi sanitari della Fondazione Gimbe – peggiora la situazione sul versante ospedaliero, anche perché la terza ondata è partita da un ‘altopiano’ molto elevato di posti letto occupati”. Infatti, a livello nazionale entrambe le soglie di allerta di occupazione di posti letto da parte di pazienti Covid in area medica (>40%) e in terapia intensiva (>30%) sono superate: rispettivamente 43% e 39%. Superata la soglia d’allarme in 10 e 12 Regioni rispettivamente per l’area medica e per le terapie intensive, che in 5 Regioni hanno una saturazione uguale al 40% (Umbria, Friuli-Venezia Giulia, Molise, Abruzzo, Toscana) e in 5 uguale al 50% (Marche, Lombardia, P.A. Trento, Piemonte, Emilia-Romagna). “Su questo fronte – spiega Marco Mosti, direttore operativo della Fondazione Gimbe – è incoraggiante la frenata dei nuovi ingressi giornalieri in terapia intensiva: la curva della media mobile a 7 giorni dopo 4 settimane di incremento si è appiattita”.12 Regioni rispettivamente per l’area medica e per le terapie intensive, che in 5 Regioni hanno una saturazione uguale al 40% (Umbria, Friuli-Venezia Giulia, Molise, Abruzzo, Toscana) e in 5 uguale 50% (Marche, Lombardia, P.A. Trento, Piemonte, Emilia-Romagna). “Su questo fronte – sottolinea Mosti – è incoraggiante la frenata dei nuovi ingressi giornalieri in terapia intensiva: la curva della media mobile a 7 giorni dopo 4 settimane di incremento si è appiattita”.

Napoletano doc (ma con origini australiane e sannnite), sono un aspirante giornalista: mi occupo principalmente di cronaca, sport e salute.