“Nella riunione del Comitato tecnico scientifico svoltasi stamattina è emersa la valutazione di prorogare tutte le misure di contenimento almeno fino a Pasqua (domenica 12 aprile, ndr). Il governo si muoverà in questa direzione”. E’ quanto ha annunciato il ministro della Salute, Roberto Speranza.

La partita contro il coronavirus entra nel vivo. Il premier, Giuseppe Conte, è al lavoro con gli esperti per studiare le prossime mosse, pensando già a una riapertura “proporzionale e graduale” delle attività, con la fine della quarantena per gli italiani. Che non avverrà a stretto giro di posta, come conferma il ministro della Salute, Roberto Speranza, dopo la riunione del Comitato tecnico-scientifico in cui “è emersa la valutazione di prorogare tutte le misure di contenimento almeno fino a Pasqua”, dunque il governo “si muoverà in questa direzione”. Il lockdown, infatti, sarebbe scaduto il prossimo 3 aprile. Il picco però “è ragionevolmente vicino”, dice il capo del governo, che non si avventura in previsioni perché “siamo nella fase più acuta” della pandemia.

A frenare la “frenesia di emozioni istintive” sulla riapertura è anche il ministro dei rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà. Per l’esponente Cinquestelle “siamo riusciti con fatica e con enormi sacrifici, anche personali, a rallentare la diffusione del contagio” e rimettere in moto di colpo aziende, scuole e uffici “potrebbe rendere vano gli sforzi fatti finora”. È ipotizzabile, dunque, che proprio in questi giorni possa esserci un nuovo Dpcm, sul quale c’è la massima attenzione e il più stretto riserbo, per evitare che trapelino indiscrezioni. Questo per evitare altre polemiche dal mondo politico, come è avvenuto nelle scorse settimane, con tanto di accuse rivolte alla comunicazione di Palazzo Chigi. Che il portavoce del premier, Rocco Casalino, però, respinge in toto: “Falsità assolute. Non c’è mai stata una fuga di notizie dai nostri uffici e le poche testate giornalistiche che hanno insinuato che sia stato io o il mio ufficio a diffondere le bozze del decreto dell’8 marzo, sanno benissimo che non è così”.

Oltre a quella sanitaria, c’è da far fronte anche all’emergenza economica. Il lavoro di premier, Mef e ministri è incessante per comporre nei tempi previsti il nuovo provvedimento di aprile. Ciò che appare sicuro è la conferma delle misure già adottata nel mese di marzo, con qualche modifica (verso l’alto) delle tutele per i lavoratori autonomi e atipici. Resta, invece, nelle more della dialettica interna alla maggioranza il reddito di emergenza proposto con decisione dal M5S. Non è convinto però il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, anche se per la responsabile del Lavoro, Nunzia Catalfo, “servono 3 miliardi e procedure semplificate, in modo da poterlo erogare in pochissimo tempo”. Sul punto non molla nemmeno Italia viva. Per Matteo Renzi, infatti, è frutto di una “visione assistenzialista miope”. Il match è ancora da giocare.