“Mi preme ribadire l’esigenza di contemperare la stretta decisa ieri con alcune esigenze prioritarie del mondo produttivo”. Lo chiede in una lettera al premier Giuseppe Conte il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia.

La richiesta al presidente del Consiglio era quella di rinviare di qualche giorno il decreto nella speranza di poter includere altre attività da quelle ritenute necessarie. Ma l’emergenza coronavirus e le pressioni dei sindacati, che hanno minacciato lo sciopero generale “per difendere la salute”, hanno spinto Conte ad evitare ulteriori temporeggiamenti.

Ma è guerra con i sindacati, contrari ad ampliare la lista dei settori da lasciare aperti. “Il governo si è impegnato a chiudere per due settimane le attività e i settori non essenziali”, si legge in un tweet della Cgil. “Aperto deve restare solo l’essenziale. Il sindacato è pronto alla mobilitazione e anche allo sciopero generale per difendere la salute”. Anche Cisl e Uil concordano.

Alcuni dei punti che mette in evidenza: una disposizione di carattere generale, che consenta la prosecuzione di attività non espressamente incluse nella lista e che siano, però, funzionali alla continuità di quelle ritenute essenziali. Servirà, per gli industriali, anche un’analoga disposizione che consenta la prosecuzione di quelle attività che non possono essere interrotte per ragioni tecniche (ad esempio, quelle riguardanti gli impianti a ciclo continuo e a rischio incidente), pena altrimenti un pregiudizio alla funzionalità dei relativi impianti produttivi, nonché la continuità di quelle strategiche per la produzione nazionale.

Confindustria domanda inoltre di tenere in considerazione “l’esigenza che la prosecuzione di tali attività possa essere garantita mediante il ricorso a una procedura amministrativa molto semplificata, che faccia leva su un’attestazione del richiedente e su meccanismi di controllo ex post da parte delle Autorità competenti”.

“La necessità di far salve tutte quelle attività di natura manutentiva (e le relative produzioni), legate a cicli produttivi e non, finalizzate a mantenere in efficienza macchinari e impianti, in modo da non pregiudicare la capacità degli stessi di poter essere riattivati alla ripresa delle attività; analoga necessità riguarda la prosecuzione delle attività di vigilanza di attività e strutture oggetto del blocco; assicurare alle attività e strutture appena citate i tempi tecnici necessari dall’entrata in vigore del provvedimento, a concludere le lavorazioni in corso, ricevere materiali e ordinativi già in viaggio verso i siti produttivi, consegnare quanto già prodotto e destinato ai clienti”.

“Infine, ma non certo in ordine di importanza, è indispensabile garantire flessibilità nell’individuazione delle attività essenziali mediante il meccanismo dei Codici ATECO, che se ben si addice alle attività commerciali, non si presta invece in modo efficace – anche perché alcune definizioni sono ormai risalenti nel tempo – a definire i confini e le caratteristiche delle attività industriali. In proposito, sono necessari almeno due accorgimenti: assicurare la possibilità, mediante un provvedimento ministeriale successivo al DPCM o con un’altra modalità estremamente “snella”, di ampliare o precisare i codici esclusi dal blocco; in ogni caso, far riferimento non solo ai singoli codici ma alle macro-classi e alle note esplicative della tabella ATECO 2007, note nelle quali sono indicate con maggior dettaglio molte produzioni rilevanti. Sarà determinante, inoltre, sciogliere immediatamente il nodo del credito e più in generale della liquidità, come anticipato ieri, per evitare che questa situazione produca conseguenze irreversibili per le imprese e che gli imprenditori perdano la speranza nella futura prosecuzione delle attività. Già oggi percepiamo la gravità dell’impatto sulla liquidità che le imprese tutte – piccole, medie e grandi – stanno già subendo per le misure annunciate. Occorre poi preservare l’operatività delle imprese che fanno parte delle filiere internazionali. Così come sarà importante valutare i necessari provvedimenti relativi all’operatività della Borsa e del mercato finanziario per evitare impatti negativi sulle nostre società quotate”.