Chiusura di tutte le attività industriali non strategiche in Italia per 15 giorni. E’ quanto starebbe valutando in queste ore il Governo in vista di un ulteriore decreto di contrasto all’epidemia di coronavirus che anche oggi ha provocato 793 vittime.

L’annuncio dovrebbe arrivare in tarda serata nel corso di una conferenza stampa, programmata prima 22.45 e poi slittate di circa mezz’ora, del premier Giuseppe Conte (negativo il tampone al coronavirus dopo che un agente della sua scorta aveva contratto era risultato positivo). Sarebbero escluse dalla chiusura le attività di importanza strategica per l’Italia oltre a quelle alimentari e del settore dell’igiene e della sanità.

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Nelle scorse ore è stata forte la pressione di sindacati e imprese che hanno chiesto al Governo di chiudere tutte le attività industriali non strategiche e i servizi non essenziali su tutto il territorio nazionale per provare ad arginare l’epidemia. Ulteriori misure restrittive mirate ad arginare la diffusione dei contagi che aumenta di diverse migliaia di unità al giorno.

In serata c’è stato un confronto tra il premier e i ministri per definire meglio i dettagli dell’ultimo decreto.

LA CONFERENZA – “Chiudere su tutto il territorio nazionale ogni attività produttiva che non sia necessaria per le emergenze dello stato. Continueranno ad essere aperti supermercati e non è prevista alcuna chiusura nei weekend: quindi non affrettatevi e non create code”. E’ quanto annunciato il premier Giuseppe Conte nel corso di una conferenza stampa tenuta poco dopo le 23.15 di questa sera.

Oltre ai supermercati resteranno aperte “farmacie, parafarmacie, servizi bancari, postali, finanziari. Assicureremo tutti i servizi pubblici essenziali, come ad esempio i trasporti. Al di fuori di queste attività consentiremo solo il lavoro in smart working“.

“E’ una soluzione che si rende necessaria – spiega – per poter contenere quanto è più possibile la diffusione dell’epidemia. A voi tutti dico lo Stato c’è, è qui. Il Governo interverrà con misure straordinarie. Mai come ora la comunità deve universi e stringersi forte per tutelare il bene più importante: la vita. Queste rinunce ci consentiranno un domani di tornare a lavorare e di stare con i nostri affetti più cari”.

CRISI PIU’ DURA DAL DOPOGUERRA – “E’ la crisi più dura che stiamo affrontando dal dopoguerra. La morte di tanti concittadini è un dolore che ogni giorno si rinnova. Questi decessi non sono semplici numeri: sono persone, sono storie di famiglie che perdono gli affetti più cari”.

“Le misure prese richiedono tempo per dimostrare i loro effetti. Restare a casa è l’unica alternativa. Dobbiamo resistere perché solo così riusciremo a tutelarci e a salvare le persone che amiamo. E’ un sacrificio minimo rispetto a quello di tanti altri concittadini che lottano in prima linea. Penso ai medici, agli infermieri, alle forze dell’ordine, alla protezione civile, agli addetti di supermercati, farmacie e altro. Queste persone compiono un atto d’amore nei confronti dell’Italia intere”.