Cosa significano le dimissioni di don Julian Carron da Presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione (Cl)? Apparentemente la decisione rispetta un decreto del Dicastero Laici Famiglia e Vita che da qualche mese ha introdotto il limite di due mandati per i presidenti delle associazioni e dei movimenti cattolici. In realtà è il segnale di un fenomeno più ampio di cui al momento si vedono alcuni contorni e dobbiamo analizzarlo per capire dove porterà.

Come sappiamo, Papa Francesco ama dire che il suo compito è “avviare processi” di cambiamento. In questo caso il decreto del giugno 2021 ha innescato un profondo cambiamento, è arrivato a segnare la data di inizio di una vera e propria rivoluzione. Il contesto è facile da comprendere. Il Dicastero vaticano per i Laici Famiglia Vita, che vigila su 120 tra movimenti e associazioni cattoliche, ha stabilito – con la specifica approvazione di Papa Francesco – un limite di due mandati quinquennali, per i presidenti. Contestualmente sono stati fissati 24 mesi di tempo per la prima applicazione della norma. Bruciando i tempi, che scadono nel 2023, il successore di don Giussani alla guida di Cl si è dimesso subito. Gli aspetti da rilevare sono almeno due, uno relativo a Cl e l’altro più generale sulla vasta galassia di quello che si chiama il laicato cattolico.

Per quanto riguarda Cl l’arrivo di Carron nel 2005, primo e immediato successore di don Giussani, fondatore di Cl, ha segnato un certo cambio di rotta. Con Giussani, Cl ha avuto periodi di contiguità con la politica partitica, con l’elezione in posti di responsabilità di alcuni esponenti (valga per tutti l’esempio di Formigoni) e con una visibilità spesso molto discussa quando qualcuno finiva nel mirino della magistratura. Dal 2005 in poi, con don Carron, inizia un progressivo sganciamento dalla politica attiva, per ritornare alle origini di una formazione civica e spirituale, e non mancano incidenti di percorso quando emergono situazioni opache. Le stesse che hanno portato Papa Francesco, a settembre, a decidere per il “commissariamento” dei Memores Domini, l’associazione laicale di Comunione e Liberazione i cui aderenti si impegnano a praticare castità, povertà e obbedienza e spesso vivono secondo uno stile monastico. Il Papa due mesi fa ha azzerato i vertici e nominato come suo «delegato speciale» monsignor Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto, e a suo tempo discepolo di don Giussani.

E qui si innesta il secondo aspetto, di più vasta portata. In questione non è solo Cl o Memores Domini. È in atto un vasto sommovimento che sta portando alla luce episodi oscuri proprio all’interno di associazioni e movimenti, soprattutto quelli nati negli anni seguenti al Concilio Vaticano II. In Francia Jean Vanier e la sua associazione per i poveri – L’Arché – è stata messa sotto indagine per abusi sessuali e di potere commessi all’ombra del fondatore o da lui stesso. E stiamo parlando di un movimento internazionale diffuso in 37 paesi e fondato nel 1964. Sempre in Francia diverse associazioni avviate da sacerdoti, approvate da vescovi, seguite da tantissimi laici, sono salite alla ribalta delle cronache giudiziarie per le medesime accuse. Su Il Riformista ne avevo parlato ad aprile presentando un libro molto documentato e dettagliato, della giornalista Céline Hoyeau, intitolato La Trahison des Pères. Libro che parla di una categoria particolare di “abusatori”: non “semplici” sacerdoti, ma sacerdoti con la caratteristica specifica di essere o essere stati fondatori di comunità religiose o consulenti dei fondatori stessi.

Si tratta di gruppi formati da aderenti sia uomini che donne – dunque abusi nei confronti degli uni e delle altre – che appartengono a quelle che dopo il Vaticano II si sono definite le “nuove comunità religiose”. Termine con cui si identificano le esperienze di vita religiosa avviate negli anni precedenti e successivi al Concilio Vaticano II, in cui sembrava che le “tradizionali” congregazioni e ordini religiosi avessero spento la loro forza propulsiva. Per l’Italia, negli ultimi due anni, è esemplificativa di questo percorso problematico la vicenda della Comunità di Bose. Però il terremoto della trasparenza sta facendo venire allo scoperto situazioni difficili e diffuse, come ad esempio all’interno del movimento dei Focolari fondato da Chiara Lubich e che conta due milioni di aderenti e una miriade di sigle e settori che investono la vita sociale e produttiva in senso ampio.

Le testimonianze e le difficoltà che vive il movimento dei Focolari sono ora raccolte in un ampio e documentato volume di Ferruccio Pinotti (La setta divina, Piemme) dove vengono alla luce gli abusi di potere, il fanatismo, la sottrazione di beni personali, soprattutto i retroscena oscuri di un impero economico e spirituale e le coperture di cui gode tra cardinali, arcivescovi e vescovi. Come è possibile il ripetersi di tali situazioni? Il motivo “teologico” va cercato nella confusione tra “foro interno” e “foro esterno”, come spesso ha fatto notare Papa Francesco. Cioè stiamo parlando di quel sistema di potere e di controllo individuale basato sul fatto che le informazioni personali acquisite attraverso la confessione, vengono usate dai responsabili di associazioni e movimenti per dirigere la vita degli aderenti, di cui conoscono i pensieri più profondi e le difficoltà più intime. Con l’introduzione del mandato rinnovabile non più di una volta, si introduce un elemento correttivo. O almeno così spera papa Francesco.

Ora si vedrà se la nuova norma verrà rispettata oppure se le eccezioni saranno più numerose della regola. Per la Chiesa le eccezioni non fanno problema. Nelle congregazioni religiose, soprattutto femminili, in molti casi la superiora generale veniva rieletta molte volte (spesso in passato, un po’ meno oggi), per decenni di seguito, in barba agli statuti, grazie a deroghe prontamente richieste e concesse. Mentre le congregazioni religiose sono realtà strutturate e solide, associazioni e movimenti sono di natura più “liquida”, soprattutto quelli nati dopo il Concilio che ora attraversano la prova della seconda generazione. Qui infatti si apre un problema di “tenuta”: saranno capaci di resistere una volta che il “fondatore” non è più in vita oppure si ritira per questioni legate all’età? La Chiesa di papa Francesco vuole introdurre dei criteri di trasparenza gestionale e funzionale. Allo stesso tempo sottopone tutta la Chiesa a uno “stress-test” di ampia portata. E al momento nessuno può dire come andrà a finire.

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Giornalista e saggista specializzato su temi etici, politici, religiosi, vive e lavora a Roma. Ha pubblicato, tra l’altro, Geopolitica della Chiesa cattolica (Laterza 2006), Ratzinger per non credenti (Laterza 2007), Preti sul lettino (Giunti, 2010), 7 Regole per una parrocchia felice (Edb 2016).