Una nuova ondata di contagi ha travolto la Gran Bretagna. E gli occhi di tutta Europa sono puntati sulla nazione che ha sempre fatto da apripista nella pandemia, anticipando paesi come l’Italia di un paio di mesi. E dunque cosa succede lì?
Il numero dei contagi è aumentato, forse anche per la complicità delle temperature che si sono abbassate. Sono più di 40 mila nuovi contagi ogni giorno dal 13 ottobre. Il 18 ottobre i nuovi casi registrati nel Regno Unito hanno raggiunto quota 49.156, il giorno prima erano stati 44.696 e sono in aumento. I morti sono in media 150 ogni giorno da un mese. Numeri che, in altri Paesi, avrebbero portato a chiusure e nuove restrizioni.

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, invece, questi numeri non preoccupano un granchè il governo, tanto che non si legge una riga in merito sui giornali che da settimane non si occupano più di morti e contagiati. E sembra non preoccupare nemmeno il Governo che ha sempre gestito la situazione con meno restrizioni e dove l’obbligo di mascherina anche al chiuso è solo un ricordo lontano.

Ma pare che ci sia stato anche un fraintendimento. È vero: i sanitari hanno lanciato l’allarme per i pronti soccorso al collasso, ma sembrerebbe che l’aumento dei contagi e l’aumento dei ricoverati non sia correlato.

I ricoverati negli ospedali per Covid-19 nella settimana che va dal 7 al 14 ottobre sono in media 7 mila, in aumento rispetto al periodo precedente, ma niente a che vedere con i 38-39 mila dei picco che il Regno Unito ha dovuto affrontare nella seconda ondata, tra gennaio e marzo 2021. I nuovi ingressi registrati rimangono tra i 700 e poco più che 900 al giorno. Si tratta quindi di numeri che non fanno destare allarme per la tenuta del sistema sanitario nazionale: alcuni avevano anche previsto 7 mila nuovi ricoveri al giorno, con l’allentamento delle restrizioni da Covid-19 e la ripresa delle attività pubbliche senza mascherine o altre misure di prevenzione obbligatorie. Dunque il sistema sanitario nazionale inglese starebbe avendo qualche problema ma non a causa del Covid.

Un articolo sull’Observer spiega chiaramente la situazione e l’allarme lanciato qualche giorno fa dalla Association of Ambulance Chief Executives. Martin Flaherty, amministratore delegato dell’organizzazione, parlava di una “estrema preoccupazione per i livelli senza precedenti di ritardi negli ospedali che si stanno verificando in tutto il Regno Unito”. L’Aace parlava di “ore di attesa” per i pazienti che con le ambulanze” vengono portati negli ospedali per il primo soccorso e di “ambulanze in coda all’esterno delle strutture”. Tuttavia non è mai citato il Covid come causa di questo “intasamento”. Ma sembra più essere un problema cronico come il dramma delle barelle nei pronto soccorsi italiani.

In conclusione in Gran Bretagna sembra che non ci siano preoccupazioni, almeno per ora. Se qualche preoccupazione affiora, di fronte alla curva dei dati in salita, è per il timore di un inverno in cui il Covid si andrebbe a sommare all’influenza e ad altre patologie respiratorie, fino a portare il sistema sanitario di nuovo sull’orlo del collasso. Fino a quando l’agibilità della sanità pubblica sarà garantita, il governo non introdurrà restrizioni .

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.