Entra da oggi in vigore l’estensione dell’obbligo del Green Pass. Da oggi 15 ottobre scattano nuove regole e linee guida dettate dal dpcm firmato dal Presidente Mario Draghi lo scorso 16 settembre. “Per continuare ad aprire il Paese”, aveva dichiarato il premier. Il Consiglio dei ministri aveva approvato all’unanimità il nuovo decreto. Fino al 31 dicembre, fine dello stato d’emergenza, la certificazione che attesta l’avvenuta vaccinazione (valido anche dopo la sola prima dose), un tampone negativo nelle precedenti 48 ore o la guarigione dal covid-19 negli ultimi sei mesi sarà obbligatoria. Per tutti i lavoratori: pubblici e privati, autonomi, colf, baby-sitter e badanti.

Il dpcm dettava le regole. Secondo il documento “oltre ai lavoratori dipendenti della singola amministrazione, sono soggetti all’obbligo i dipendenti delle imprese che hanno in appalto i servizi di pulizia, di ristorazione, di manutenzione, di rifornimento dei distributori automatici, i consulenti e collaboratori e i prestatori o frequentatori di corsi di formazione, come pure i corrieri che recapitano all’interno degli uffici posta d’ufficio o privata. Sono esclusi soltanto gli utenti”.

L’estensione riguarda circa 23 milioni di lavoratori. Sarebbero circa 3 milioni e mezzo i lavoratori che ancora non si sono sottoposti ad alcuna vaccinazione. Questi dovrebbero fare tre tamponi a settimana per essere sempre al lavoro. Il Garante della Privacy ha dato via libera all’uso di applicazioni specifiche e piattaforme digitali per la verifica del Green Pass. Il governo ha diffuso delle Faq per chiarire le regole: 11 risposte alle domande più frequenti. Parrucchieri, estetisti e tutti gli operatori dei servizi alla persona non sono tenuti a controllare il Green Pass ai clienti come tassisti e autisti di mezzi a noleggio con conducente.

Al momento l’Italia è stata l’unico Paese a introdurre il Green Pass per accedere a tutti i luoghi di lavoro, pubblici e privati. Il decreto aveva fissato al 10 ottobre l’obbligo vaccinale per lavoratori delle Rsa. L’estensione a partire da oggi coinvolge statali delle Agenzie del demanio, delle Entrate, delle Dogane e dei monopoli, le Autorità indipendenti, gli enti previdenziali. Anche i titolari e i dipendenti dei locali (come bar, ristoranti al chiuso, palestre, piscine, cinema e teatri) dov’è richiesto il Pass dovranno munirsi della certificazione. Lo stesso per chi lavora a bordo di mezzi di trasporto dove il Pass è già obbligatorio per i viaggiatori: treni a lunga percorrenza, navi, traghetti e aerei, bus, metropolitane e taxi. Chiunque entra in un Istituto Scolastico – ma questo non da oggi – deve essere fornito di Green Pass.

Chi controlla il Green Pass?

Preposto al controllo della certificazione è il datore di lavoro, “che può delegare questa funzione con atto scritto a specifico personale, preferibilmente con qualifica dirigenziale. Le linee guida lasciano libero il datore di lavoro di stabilire le modalità attuative. Il controllo potrà avvenire all’accesso, evitando ritardi e code durante le procedure di ingresso, o successivamente, a tappeto o su un campione quotidianamente non inferiore al 20% del personale in servizio, assicurando la rotazione e quindi il controllo di tutto il personale”.

Per le verifiche si potrà utilizzare l’applicazione gratuita Verifica C-19. E alle amministrazioni “saranno fornite applicazioni e piattaforme volte a facilitare il controllo automatizzato, sul modello di quanto avvenuto per scuole e università”. Ai datori pubblici e privati, continuava Palazzo Chigi, saranno rese disponibili specifiche funzionalità che consentono una verifica quotidiana e automatizzata del possesso delle certificazioni. Tali verifiche potranno avvenire attraverso: l’integrazione del sistema di lettura e verifica del QR code del certificato verde nei sistemi di controllo agli accessi fisici, inclusi quelli di rilevazione delle presenze, o della temperatura; per gli enti pubblici aderenti alla Piattaforma NoiPA, realizzata dal Ministero dell’economia e delle finanze, l’interazione asincrona tra la stessa e la Piattaforma nazionale-DGC; per i datori di lavoro con più di 50 dipendenti, sia privati che pubblici non aderenti a NoiPA, l’interazione asincrona tra il Portale istituzionale INPS e la Piattaforma nazionale-DGC; per le amministrazioni pubbliche con almeno 1.000 dipendenti, anche con uffici di servizio dislocati in più sedi fisiche, una interoperabilità applicativa, in modalità asincrona, tra i sistemi informativi di gestione del personale del, e la Piattaforma nazionale-DGC”.

L’amministrazione o l’azienda saranno autonome nell’organizzare i controlli, anche a campione. “È opportuno utilizzare modalità di accertamento che non determinino ritardi o code all’ingresso. Nelle pubbliche amministrazioni l’accertamento, che dovrà avvenire su base giornaliera, prioritariamente nella fascia antimeridiana della giornata lavorativa, potrà essere generalizzato o a campione, purché in misura non inferiore al 20% del personale presente in servizio e con un criterio di rotazione che assicuri, nel tempo, il controllo su tutto il personale dipendente”.

Cosa succede a chi non può ricevere il vaccino per motivi di salute?

I soggetti che, con comprovati motivi di salute, non possono effettuare il vaccino contro il covid-19, “dovranno esibire un certificato contenente l’apposito QR code in corso di predisposizione – si legge nelle Faq – Nelle more del rilascio del relativo applicativo, il personale esente – previa trasmissione della relativa documentazione sanitaria al medico competente dell’amministrazione di appartenenza – non potrà essere soggetto ad alcun controllo”.

Cosa succede se ancora non ho ricevuto il Green Pass?

Chi non ha ricevuto il certificato, che quindi è in arrivo, potrà “avvalersi dei documenti rilasciati, in formato cartaceo o digitale, dalle strutture sanitarie pubbliche e private, dalle farmacie, dai laboratori di analisi, dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta”.

Quali sono le multe e le sanzioni per chi non ha il Green Pass?

Il lavoratore pubblico o privato “è considerato assente ingiustificato, senza diritto allo stipendio, fino alla presentazione del Green pass; nel caso di aziende con meno di 15 dipendenti, dopo il quinto giorno di assenza ingiustificata, il datore di lavoro può sospendere il lavoratore per la durata corrispondente a quella del contratto di lavoro stipulato per la sostituzione, comunque per un periodo non superiore a dieci giorni, rinnovabili per una sola volta”. Il datore di lavoro che non controlla il rispetto delle regole sul Green Pass rischia una sanzione amministrativa che va da 400 a 1.000 euro.

Qualora il lavoratore dovesse accedere al posto di lavoro senza Pass, il datore dovrà segnalarlo alla Prefettura “ai fini dell’applicazione della sanzione amministrativa. Infatti il lavoratore che accede al luogo di lavoro senza Green pass è soggetto, con provvedimento del Prefetto, a una sanzione amministrativa che va da 600 a 1.500 euro. Vengono poi applicate anche le sanzioni disciplinari eventualmente previste dai contratti collettivi di settore”. Oltre alla retribuzione al lavoratore non sarà più versata neanche altri componenti di retribuzione “anche di natura previdenziale, avente carattere fisso e continuativo, accessorio o indennitario, previsto per la giornata di lavoro non prestata. I giorni di assenza ingiustificata non concorrono alla maturazione delle ferie e comportano la perdita della relativa anzianità di servizio”.

Smart working e dipendenti pubblici

Nessuna deroga sull’obbligo del Green Pass per i dipendenti pubblici. Senza certificato verde non si può ricorrere allo smart working: non è consentito infatti in alcun modo individuare i lavoratori da adibire a lavoro agile sulla base del mancato possesso del green pass o dell’impossibilità di esibire la certificazione. Il lavoratore che dichiari il possesso del Green pass ma non sia in grado di esibirlo deve essere considerato assente ingiustificato e non può in alcun modo essere adibito a modalità di lavoro agile. Il Dpcm invitava anche a una maggiore flessibilità negli orari di lavoro tra entrata e uscita “anche al fine di non concentrare un numero eccessivo di personale sulle mansioni di verifica della certificazione verde, dovrà provvedere ad ampliare le face di ingresso e di uscita dalle sedi di lavoro del personale alle proprie dipendenze”.

Quanto costano i tamponi?

Il prezzo dei tamponi rapidi antigenici, che valgono 48 ore, è fissato a 15 euro per i maggiorenni e a otto per i minorenni. I test saranno invece gratuiti per i cittadini con disabilità o che si trovano in condizione di fragilità e non possono effettuare la vaccinazione anti Covid a causa di patologie certificate. Test gratuiti anche per i soggetti esenti dalla campagna vaccinale sempre sulla base di idonea certificazione medica rilasciata secondo i criteri stabiliti dal ministero della Salute. Il protocollo per i tamponi a prezzi calmierati non riguarda solo le farmacie, ma anche le strutture sanitarie private che siano autorizzate o accreditate con il Servizio sanitario nazionale. Per le farmacie l’adesione al protocollo è obbligatoria, mentre per le cliniche è su base volontaria. Se dovesse essere lo Stato a pagare i tamponi ai lavoratori senza vaccino, il costo totale mensile dei tamponi rapidi a tutti i lavoratori che ne dovranno fare uso è di 500 milioni di euro, fino a 1,3 miliardi di euro all’anno.

Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.