Il Midas ci parla ancora. Anche se oggi le nuove generazioni appaiono più lontane dalla politica, anche se spesso finiscono per delegare ai più anziani, la memoria di quella presa del potere in casa socialista conserva intatta la sua forza. Un Comitato centrale seppe rinnovare profondamente il Psi e, con esso, l’intero mondo laico e riformista. Cinquant’anni dopo, quella svolta funziona ancora come un richiamo: le idee muoiono quando diventano liturgia, i partiti quando smettono di interpretare il proprio tempo.
Ne abbiamo sentito parlare, con testimonianze di profonda cognizione di causa, al convegno organizzato da Avanti-Psi allo Spazio Roma Eventi. Sul palco Enzo Maraio, Claudio Martelli, Bobo Craxi e la direttrice dell’Avanti della Domenica, Giada Fazzalari. Ad ascoltarli, un pubblico numeroso, con Ferdinando Mach di Palmstein e Francesco Simoni in prima fila. Non una cerimonia nostalgica, ma il tentativo di interrogare quella svolta per comprendere che cosa possa ancora dire alla politica di oggi. Il 16 luglio 1976, all’Hotel Midas di Roma, Bettino Craxi fu eletto segretario del Partito socialista italiano. Non si trattò, tecnicamente, di un congresso, come spesso viene ricordato, ma di una riunione straordinaria del Comitato centrale, convocata dopo il deludente risultato delle elezioni politiche del 20 giugno.

Il Psi si era fermato al 9,6 per cento, stretto tra una Democrazia cristiana ancora al 38,7 e un Partito comunista salito al 34,4. Craxi aveva quarantadue anni e appariva a molti come una soluzione provvisoria, il punto di equilibrio tra correnti incapaci di imporre un proprio candidato. Sarebbe rimasto alla guida del partito per quasi diciassette anni. Dietro quella crisi elettorale ce n’era una più profonda. Come ha ricordato Claudio Martelli, il declino socialista veniva da lontano: dal fallimento dell’unificazione con i socialdemocratici, dalle rivalità personali tra i gruppi dirigenti, dall’incapacità di rispondere a una domanda elementare. Che cosa voleva essere il Psi? Non intendeva confondersi con la socialdemocrazia, non voleva diventare una semplice appendice del Pci, ma non riusciva più a definire con chiarezza la propria identità. La linea degli «equilibri più avanzati» sostenuta da Francesco De Martino aveva aggravato l’ambiguità. Il Psi si era presentato agli elettori con la prospettiva di superare il centrosinistra e con la parola d’ordine «mai più al governo senza il Pci». Ma mentre i socialisti finivano schiacciati dalla forza comunista, Enrico Berlinguer proponeva il compromesso storico alla Democrazia cristiana.

Craxi comprese che, in quello schema, al Psi sarebbe rimasto soltanto il ruolo del comprimario: troppo piccolo per guidare la sinistra, troppo subalterno per condizionarla. Il Midas fu innanzitutto la risposta a quella perdita di autonomia. Una contestazione politica e culturale del compromesso storico, prima ancora che una rivolta anagrafica. Il nuovo gruppo dirigente non negava la possibilità di un dialogo con il Pci, ma rifiutava l’idea che il socialismo italiano dovesse vivere all’ombra del partito di Berlinguer. Craxi voleva un Psi autonomo sul piano ideale, organizzativo ed elettorale, capace di competere nella sinistra e di governare senza ricevere patenti di legittimità dai comunisti. La sua elezione maturò attraverso una convergenza tra componenti diverse.

Fu Giacomo Mancini a indicarne il nome; sulla candidatura confluirono anche settori della sinistra lombardiana e giovani provenienti dalla stessa area demartiniana. Proprio questa alleanza tra pezzi di correnti fino ad allora contrapposte rese possibile la liquidazione del vecchio equilibrio. Il presunto segretario di transizione diventò così il protagonista di una trasformazione destinata a modificare l’intero sistema politico. Anche Enzo Maraio, segretario nazionale di Avanti-Psi, ha scelto di ricordare il Midas non come una ricorrenza rituale, ma come un metodo. «Le idee muoiono quando diventano liturgia. Il socialismo vive solo quando ha il coraggio di cambiare. Il Midas rappresenta esattamente questo: la scelta dell’innovazione, del riformismo, del futuro».