Autonomia e indipendenza dai poteri dello Stato? Tutto archiviato. Se Alfonso Bonafede ordina, il Csm “obbedisce”. Nel consueto silenzio dei grandi giornali, la scorsa settimana il Csm ha dato prova di essere in questo momento il migliore “alleato” del ministro della Giustizia. La notizia riguarda la nomina del magistrato Raffaele Piccirillo, al posto del collega dimissionario Fulvio Baldi, come nuovo capo di gabinetto del numero uno di via Arenula. La vicenda merita di essere raccontata dall’inizio. Piccirillo, dal settembre del 2014 al giugno del 2018, ha ricoperto l’incarico di direttore generale della Giustizia penale e poi di capo del Dipartimento affari di giustizia. Insediatosi Bonafede, rimane vittima dello spoil system e rientra in ruolo al Massimario della Corte di cassazione.

Dopo anni passati al vertice dell’amministrazione della giustizia, tornare alla “massimazione” delle sentenze non deve essergli sembrato molto qualificante e infatti passano pochi mesi e presentata domanda per sostituto procuratore generale della Cassazione. Un ruolo ambitissimo e di grande potere in quanto titolare dell’azione disciplinare nei confronti dei colleghi. Per i nove posti di sostituto pg le domande sono decine. Il Csm, dopo una attenta valutazione dei cv, il 7 maggio 2020 scioglie la riserva e lo nomina. Normalmente passano alcune settimane prima che un magistrato venga trasferito. In questo caso è diverso visto che il procuratore generale Giovanni Salvi mette fretta in quanto ha bisogno di energie fresche per valutare le posizioni delle centinaia di magistrati che chattavano come dei forsennati con l’ex presidente dell’Anm Luca Palamara. Il 21 maggio Piccirillo “prende possesso” in anticipo in Procura generale. È il primo. Gli altri otto colleghi arriveranno dopo dieci giorni.

Neppure il tempo di guardare le chat che il 25 maggio arriva la chiamata da Bonafede. Per poter essere collocato “fuori ruolo” ci sono alcuni parametri da rispettare. Il più importante riguarda la scopertura dell’ufficio dove si presta servizio che «non deve essere superiore al 20%». Quella della Procura generale supera tale valore. Come si può fare allora per non scontentare il ministro della Giustizia più filo pm della storia? Ecco dal cilindro del Csm il codicillo provvidenziale contenuto nella circolare sui “trasferimenti dei magistrati, conferimento di funzioni e destinazione a funzioni diverse da quelle giudiziarie”. Art. 106 comma 4: “Eccezionalmente il Csm si riserva di valutare la possibilità di concedere il collocamento fuori ruolo in ragione del rilievo costituzionale dell’organo conferente e della natura dell’incarico che il magistrato è chiamato a ricoprire”.

Ma le sorprese non sono finite. Perché il fuori ruolo di Piccirillo è votato con convinzione dai magistrati di Md-Area, il cartello di sinistra, la sua corrente di appartenenza, che da sempre si batte per lo stop fra politica e magistratura. Quello di capo di gabinetto, va ricordato, è l’incarico più politico che esista per un magistrato, essendo un posto dove il requisito principale è la piena condivisione della linea politica del ministro. E qui entra in ballo Giuseppe Cascini, il capo della delegazione di Area al Csm, con una motivazione alquanto sorprendente, tratta dal successivo resoconto delle toghe progressiste su questa nomina. La richiesta deve essere accolta, scrivono i togati di Area, per «sussistenza di un interesse oggettivo dell’amministrazione della giustizia, in relazione alle ricadute positive dello svolgimento dell’incarico per l’esercizio della giurisdizione; tanto più considerando quanto importante è la presenza, in tale incarico, non di un funzionario proveniente da altra amministrazione bensì di un magistrato, portatore della cultura e della conoscenza della giurisdizione, nonché della propria autonomia ed indipendenza».

Quindi ben venga per le toghe di sinistra la “colonizzazione” del Ministero della giustizia da parte dei magistrati. Con buona pace degli avvocati delle Camere penali che vorrebbero la fine di questa consuetudine in spregio al principio di separazione dei poteri. Per la cronaca hanno votato contro l’incarico a Piccirillo i davighiani Sebastiano Ardita, Nino Di Matteo e Ilaria Pepe, i laici in quota Lega Emanuele Basile e Stefano Cavanna, il togato di Mi Antonio D’Amato ed il laico di Forza Italia Alessio Lanzi. Astenuti Piercamillo Davigo e l’altro davighiano Giuseppe Marra e le togate di Magistratura indipendente Paola Braggion e Loredana Miccichè.