Ops di Elisa Maino viaggia anch’esso (Rizzoli l’ha già messo in economica) verso le 100 mila copie, e anche qui si ha l’impressione che la storia letteraria sia passata invano («godiamoci il momento perché prima o poi finisce» è estratto da Cigno nero di Fedez, non da Orazio o da Lorenzo il Magnifico); la protagonista quindicenne ha come romanzo di riferimento E allora baciami di Roberto Emanuelli. L’atmosfera del libro oscilla tra Le otto montagne di Cognetti e il cartone animato di Heidi, la trama è perfino troppo melodrammatica, ma il vero happy end si ha quando il ragazzo fascinoso, lupo infelice e solitario, scende a Milano e si converte a Facebook («per Instagram e Snapchat ci vorrà ancora qualche mese»).

Valeria Vedovatti, sedicenne, ha già raggiunto quota 40 mila con Come stai?, autofiction adolescenziale che ha l’aspetto anche grafico di un diario scolastico. Rizzoli lo presenta come “fotoromanzo” perché il racconto è corredato da molte fotografie (lei in costume sgambato da ginnasta, i familiari, le amiche, il ragazzo figo, i tramonti, la palestra) e decorato con cuoricini rosa, brillanti, scritte in maiuscolo, emoticon (cuori, fiorellini e disegni infantili non mancano nemmeno nella De Lellis). I sentimenti sono elementari ed elencati in bell’ordine: paura, rabbia, gelosia, vergogna; tutto ricomincia, com’è giusto, dal sillabario. La protagonista quindicenne, Gioia, affronta i piccoli dolori della sua età ma ha un’anima solare, che si affida agli slogan di Walt Disney («se puoi sognarlo, puoi anche farlo») e trova infine l’amore nello «strano della classe», che si dimostra un ragazzo sensibile: «siamo due bambini felici che non hanno bisogno di sapere niente».

Queste ragazzine scriventi, tra i 16 e i 23 anni, pensano positivo perché hanno una vita (borghese) davanti e nessuna zavorra alle spalle; credono davvero che l’amore non sia amore se non fa star bene, che nella vita si facciano solo passi avanti e mai indietro: “scoprono” che ci si può «sentire soli anche in mezzo a un mare di persone» e non conoscono Violetta Valéry. La loro forza è proprio nel non sapere, con un’ingenuità adorabile che le vecchie volpi del romanzo rosa potevano solo fingere. Se i barbari avessero saputo quanto era grande l’Impero Romano, mica sarebbero venuti. Forse stiamo andando incontro a una fase culturale in cui le storie hanno bisogno di essere vissute, raccontate e consumate in fretta; direttamente dai protagonisti, che si trasformano in personaggi di se stessi perché la virtualità della rappresentazione sta diventando la vera realtà. In attesa che le grandi costruzioni formali (ve li ricordate, i “classici”?) tornino ad essere necessarie.