Dallo striscione e dai cartelli con la scritta “Aperti dopo la bomba”, anche se le indagini hanno poi accertato che l’ordigno non era indirizzato alla sua pizzeria così come gli aveva già anticipato un suo dipendente pochi giorni dopo l’esplosione, alla minaccia di chiusura di quattro delle dieci sedi, aperte a Napoli, in Italia e nel Mondo, a causa dell’emergenza coronavirus.

Nel giro di 12 mesi il pizzaiolo Gino Sorbillo è riuscito a mettersi contro buona parte dei napoletani dopo alcune uscite mediatiche forzate e fuori luogo. L’ultima, in ordine di tempo, riguarda la decisione di non aprire per le pizze d’asporto dal prossimo lunedì (27 aprile) dopo le numerose richieste avanzate dallo stesso Sorbillo, probabilmente a nome di tutti i ristoratori, al Governatore Vincenzo De Luca.

Due episodi chiave, quello della bomba (e della relativa foto carnevalesca con l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini) e dell’emergenza coronavirus, che hanno sporcato agli occhi dei napoletani l’immagine del famoso pizzaiolo.

Ve la ricordate la storia della bomba? Era la notte del 16 gennaio dello scorso anno quando in via dei Tribunali un ordigno danneggiò la saracinesca della sede storica della pizzeria Sorbillo. Dopo poche ore Gino Sorbillo si presentò sul posto proferendo le classiche frasi di circostanza che si rilasciano in queste situazioni. In quei giorni la sua pizzeria era chiusa per dei lavori di ristrutturazione con l’esplosione che danneggiò solo parte dell’ingresso del locale.

Nelle ore successive il pizzaiolo napoletano si fece immortalare con un cartello con una scritta eloquente: “Chiusa per bomba la pizzeria Sorbillo”. In realtà, come detto, era tutto già chiuso. Inoltre nei nei giorni seguenti, caratterizzati da flash mob e iniziative di solidarietà, un dipendente riferì a Sorbillo che la bomba non era indirizzata a lui.

Dopo sei mesi di indagine, la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha accertato, grazie anche alle testimonianze dei diretti interessati, che l’ordigno era destinato a un’abitazione che si trova al primo piano dell’edificio dove sono presenti i locali Sorbillo. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il ragazzo incaricato di piazzare la bomba provò a lanciarla senza successo verso il balcone dell’abitazione con l’esplosione che poi avvenne a pochi metri dall’ingresso della pizzeria.

Lì ci vive un’altra famiglia, che gestisce una pizzeria (“Pizza e pummarola”) sempre lungo via dei Tribunali, vittima del racket imposto da un sottogruppo del potente clan Mazzarella, i Perez-Iodice. E’ la moglie del pizzaiolo a denunciare tutto ai carabinieri che nel corso delle indagini hanno poi accertato il coinvolgimento del gruppo criminale. Lo stesso dipendente di Sorbillo, così come riportato dal Corriere del Mezzogiorno lo scorso luglio, raccontò a un poliziotto che “con 500 euro di danni spesi, ha fatto un milione di pubblicità“. Risvolti investigativi che non andarono giù allo stesso pizzaiolo che in un post sui social (“Basta, ciao Napoli!”), dettato forse dall’amarezza del momento, minacciò di lasciare la sua città.

Dopo la bomba, l’emergenza coronavirus. Con il lockdown del 10 marzo scorso e la sospensione di tutte le attività commerciali, Sorbillo, nelle successive settimane, ha ipotizzato la chiusura di ben quattro delle 10 pizzerie che ha tra Napoli, Roma, Milano, Genova, Torino, Tokyo, New York e Miami. Una provocazione, si spera, dettata da ragioni economiche. Parole poco apprezzate dai napoletani e da tanti piccoli pizzaioli che durante questa quarantena stanno soffrendo parecchio in attesa degli aiuti dello Stato.

Sorbillo è stato poi ospite in diverse trasmissioni televisive dove ha più volte chiesto a De Luca la possibilità di far ripartire almeno le consegne a domicilio. Una battaglia durata alcune settimane e terminata con l’ordinanza del 22 aprile accolta con un “grazie Presidente” da Sorbillo. Risultato? Pizzerie aperte da lunedì 27 ma “non riapriremo, ci sistemeremo e ci confronteremo per valutare le altre problematiche da segnalare sempre e solo per il bene di tutte le attività di ristoro”. Parole quasi da leader dei ristoratori che però non spiegano i motivi del dietrofront di Sorbillo dopo le settimane di battaglia.

Una eccessiva quanto forzata esposizione mediatica, quella del pizzaiolo ex carabiniere, che, un po’ come sta accadendo con Salvini in ambito politico, si sta rivelando un vero e proprio boomerang.

 

 

Giornalista professionista, nato a Napoli il 28 luglio 1987, ho iniziato a scrivere di sport prima di passare, dal 2015, a occuparmi principalmente di cronaca. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa, ho frequentato la scuola di giornalismo e, nel frattempo, collaborato con diverse testate. Dopo le esperienze a Sky Sport e Mediaset, sono passato a Retenews24 e poi a VocediNapoli.it. Dall'ottobre del 2019 collaboro con la redazione del Riformista.