Dopo il G7 inglese, il summit Nato di Bruxelles: due appuntamenti in cui dai paesi occidentali sono arrivati segnali chiarissimi a Cina e Russia. Una escalation diplomatica che ha raggiunto il suo culmine nelle dichiarazioni finali del vertice tenuto oggi: “Le azioni aggressive della Russia costituiscono una minaccia alla sicurezza euro-atlantica”.

Non solo, perché tra Nato e Mosca le relazioni non potranno tornare ad una relazione di normalità finché la Russia non si conformerà al diritto internazionale. “Fino a quando la Russia non dimostrerà il rispetto del diritto internazionale e dei suoi obblighi e responsabilità, non si potrà tornare al business as usual”, si legge nel documento.

IL TIMORE DEL NUCLEARE CINESE – Altri messaggi chiarissimi arrivano poi nei confronti della Cina. La crescita di influenza di Pechino e le sue politiche internazionali “possono presentare sfide sistemiche che dobbiamo affrontare insieme come Alleanza”, spiegano i membri del Patto Atlantico. Alleati che si dicono preoccupati per la “rapida espansione dell’arsenale nucleare” cinese.

LA GUERRA FREDDA – Sempre a proposito del ruolo di Pechino sullo scacchiere internazionale, il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha precisato che “non stiamo entrando in una nuova Guerra Fredda e la Cina non è il nostro avversario, non il nostro nemico”.

Però l’obiettivo del Patto Atlantico dovrà essere quello di “affrontare insieme, come alleanza, le sfide che l’ascesa della Cina pone alla nostra sicurezza“. Pechino “non condivide i nostri stessi valori” di democrazia e diritto, ha sottolineato infatti Stoltenberg.

Vediamo che la Cina non condivide i nostri valori – ha proseguito il segretario generale dell’Alleanza atlantica -. Abbiamo visto la repressione delle proteste democratiche a Hong Kong, la persecuzione delle minoranze in alcune parti del Paese e il controllo della popolazione con la tecnologia e i social media“.

Con la Cina comunque la Nato è impegnata “sui cambiamenti climatici e sul controllo degli armamenti, ma la sua struttura militare e il suo comportamento” finalizzato ad “aumentare la sua influenza pongono sfide all’Alleanza Atlantica“.

IL DISCORSO DI DRAGHI – La centralità dell’Alleanza “più potente e vincente della storia” è stata sottolineata nel suo discorso dal summit di Bruxelles anche dal presidente del Consiglio Mario Draghi. Per il premier “mentre cerchiamo di voltare pagina dopo una delle più gravi crisi sanitarie, economiche e finanziarie della storia contemporanea, riconosciamo che la sicurezza è un presupposto necessario per preservare e rafforzare le nostre democrazie e i nostri sistemi economici e sociali”. In particolare è “essenziale che la Nato si rivolga alla comunità transatlantica”.

I ‘CASI’ MACEDONIA E TURCHIA – La riunione odierna ha visto partecipare per la prima volta ad un vertice Nato la Macedonia del Nord dopo la sua adesione all’Alleanza atlantica nel marzo dello scorso anno, di cui è ora il 30esimo Paese membro.

A partecipare per il Paese dell’ex Jugoslavia è stato il premier macedone Zoran Zaev col ministro degli Esteri Bujar Osmani e della Difesa Radmila Sekerinska. Della Nato, tra i paesi dell’ex Jugoslavia, fanno già parte Croazia, Slovenia e Montenegro.

Ma il summit nella capitale belga è stata l’occasione per il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, tramite un videomessaggio, di lanciare segnali di ‘sofferenza’. La Turchia, ha rivendicato il ‘padrone’ turco, “è in in prima linea per combattere il terrorismo, dentro e fuori le nostre frontiere”, ma, è l’accusa di Erdogan, “purtroppo non abbiamo visto il sostegno e la solidarietà che speravamo di avere dai nostri alleati. Abbiamo” piuttosto “testimoniato che la cerchia di leader terroristici è stata sostenuta in ogni modo possibile, come fossero attori legittimi“.

Redazione