Dalla Polonia arriva un nuovo “giorno triste per i diritti delle donne”, come laconicamente ha commentato Dunja Mijatović, commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa.

La Corte costituzionale polacca ha dato infatti via libera ad un ulteriore inasprimento della già molto restrittiva legge sull’aborto, invalidando un articolo che autorizzava l’aborto in caso di grave malformazione del feto. La presidente della Corte, Julia Przylebska, ha affermato che la legislazione esistente che consente l’aborto di feti malformati è “incompatibile” con la Costituzione del Paese.

La sentenza è arrivata in risposta a una mozione dei legislatori di destra che sosteneva che l’interruzione di una gravidanza a causa di difetti fetali violasse la disposizione della Costituzione polacca che protegge la vita di ogni individuo. La legge contestata è stata introdotta nel 1993 come un compromesso conquistato a fatica che consente anche l’aborto quando una gravidanza mette in pericolo la salute o la vita di una donna, o è il risultato di uno stupro o di altri atti illegali.

In Polonia, già nel mirino delle istituzioni europee per le interferenze dell’esecutivo sulla magistratura, sono tra le 100mila e le 200mila le donne costretto ogni anno a fare ricorso all’aborto clandestino all’estero, solitamente in paesi vicini come Germania, Ucraina e Slovacchia.