Da oggi inizierà una nuova vita per i siriani Munzir e Mustafa, padre di 35 anni e figlio di 4, entrambi mutilati e protagonisti dello scatto ‘Hardship of Life’ che ha fatto il giro del mondo diventando immagine simbolo del dramma siriano.

I due, diventati gli eroi protagonisti della foto che ha vinto il Siena International Photo Awards 2021, arriveranno questa sera in Italia per avviare un nuovo percorso di vita a Siena ed essere curati al Centro protesi Vigorso di Budrio, in provincia di Bologna. Proprio il festival fotografico ha lanciato una raccolta fondi per aiutare padre e figlio e altre vittime innocenti del conflitto in Siria. La raccolta fondi, che sostiene anche un programma di riabilitazione e aiuto di persone che hanno subito amputazioni, ha raggiunto attraverso la piattaforma Gofundme oltre 100mila euro.

E parte di questa cifra sarà destinata ai due protagonisti dello scatto che rappresenta il dramma del conflitto sirinao. Come spiegato dal fondatore e direttore artistico del premio fotografico Luca Venturi, Munzir e Mustafa arriveranno questa sera in Italia, a Ciampino, dalla Turchia, e poi andranno a vivere in un’abitazione della Caritas a Siena messa a disposizione dall’Arcidiocesi.

Lo scatto, che ha cambiato la vita di Munzir e Mustafa, è del fotografo turco Mehmet Aslan e racchiude la speranza di due persone di superare gli ostacoli della vita. L’immagine è stata scattata nel distretto di Reyhanli, nella provincia turca di Hatay al confine con la Siria, e cattura il momento in cui un uomo senza gamba, persa a causa di una bomba, prende in braccio il figlio, nato nel 2016 senza gli arti inferiori né quelli superiori a causa di una malformazione, la tetramelia, dovuta all’assunzione di farmaci da parte della madre Zeynep, colpita durante la guerra dal gas nervino.

In una recente chiacchierata a distanza con Repubblica, il 35enne Munzir ha raccontato la dura vita in Siria, resa difficile dalla sua condizioe fisica. “Viviamo una vita talmente pesante che forse la morte sarebbe migliore”, esordisce l’uomo che ha perso la gamba nel 2018 mentre stava passeggiando in un bazar di Idlib, in Siria. “I soldi del sussidio della Mezzaluna Rossa”, necessari solo per comprare il latte e i pannolini. Impensabile che i soldi fossero destinati alle operazioni chirurgiche e di protesi elettroniche per Mustafà. L’uomo ha raccontato la difficoltà a trovare lavoro proprio per la sua mutilazione: “Da tre settimane ci hanno staccato acqua e gas”, aveva denunciato.

Il piccolo di quattro anni, ha raccontato il padre, non è mai andato a scuola e non ha amici. In Turchia, dove la famiglia si è trasferita nel 2016, non c’è ospedale che abbia una cura adatta per Mustafa. Il bambino ha bisogno di protesi elettroniche e di sottoporsi a diverse operazioni per l’allungamento delle ossa. Come raccontato dal padre, il bambino “ha anche la bocca dello stomaco stretta per cui mangia pochissimo e si nutre di latte, serve un intervento chirurgico d’urgenza. Il suo apparato genitale ha delle anomalie”.
Lasciandosi il dramma siriano alle spalle, Munzir, Mustafa e il resto della famiglia, costruiranno un nuovo futuro in Italia.

Redazione