L’analisi della voce può portare alla scoperta della positività al coronavirus. Il progetto ha dell’incredibile ma sembra stia già portando a dei risultati sorprendentemente soddisfacenti. Il progetto pilota è stato avviato dal professore di Ingegneria elettronica dell’Università di Roma Tor Vergata Giovanni Saggio con lo spinoff dell’Università Voicewise e alcuni ospedali per studiare i biomarcatori della voce con attrezzature elettroniche, a marchio Huawei. I test preliminari promettono bene.

Dal progetto potrebbe essere possibile anche avere altre informazioni dalla voce del paziente, come il livello di gravità dell’infezione. “Attraverso l’analisi della voce e della tosse – ha detto Saggio al Sole 24 Ore – riusciamo a ricavare fino a 6.300 parametri”. Lo strumento, ha aggiunto, è stato già utile nella diagnosi di molte altre malattie come Parkinson, disfonia, Sla, patologie cardiache e diabete, distinguendo addirittura se di tipo 1 o 2.

I risultati sono accurati e precisi in oltre il 90% delle rivelazioni. “Abbiamo confrontato l’analisi della voce dei pazienti positivi al virus con volontari sani, omogenei per età, genere ed etnia – ha spiegato Saggio – Poi abbiamo eseguito il nostro “test vocale” anche sui guariti e abbiamo verificato che per alcuni di loro i parametri della voce non erano rientrati nella normalità. In effetti, costoro non avevano ancora riacquistato completamente l’odorato oppure il riconoscimento dei sapori, e l’algoritmo è stato capace di individuare questa alterazione. Non solo. Due casi negativi al tampone, sono risultati positivi all’algoritmo e, siccome a giudizio dei medici avevano qualche sintomo riconducibile al Covid-19, sono stati sottoposti al test sierologico che ha confermato la positività”.