“Alla faccia del covid!“. Non è chiaro se detto a mo’ di stupore per l’eccessiva presenza di persone (circa 150) ai pomeriggi danzanti abusivi o se per farsi beffe del virus e degli pseudo divieti che non tutti rispettano.
Con in mano una bottiglia di champagne e l’immancabile candelotto per non passare inosservati, un ragazza commenta così un pranzo-spettacolo letteralmente abusivo andato in scena nell’ultimo mese di zona gialla a Napoli e provincia. Ma episodi del genere sono stati registrati in tutta Italia.

Dopo un mese di zona gialla (16 gennaio), da domenica 20 febbraio la Campania cambierà colore e passerà all‘arancione a causa dell’aumento dei contagi aggravate dalla presenze di varianti del coronavirus considerate più aggressive.
Una sconfitta per tutte quelle attività della ristorazione e di quel che è rimasto della movida (le discoteche nell’ultimo anno hanno lavorato solo nel periodo estivo e il mondo dei baretti, con la chiusura alle 18, è stato quasi del tutto ridimensionato) che hanno continuato a lavorare rispettando le disposizioni anti-covid.

C’è chi però ne ha approfittato, organizzando dei veri e propri pomeriggi danzanti nel weekend. Con il coprifuoco alle 22, si parte dalle 13-14 e si va avanti fino alle 21. I controlli delle forze dell’ordine, nonostante le segnalazioni, molto spesso non arrivano. Il motivo? Sono sott’organico (lo erano già ma il covid non li ha risparmiati) e con un carico di lavoro che nell’ultimo anno, ironia della sorte, è aumentato in modo considerevole proprio a causa dell’emergenza.

Non riescono a coprire tutto anche perché episodi del genere non sono sporadici e vanno in scena, così come accertato da carabinieri e polizia, in alberghi, sale di cerimonia, case affittate per l’occasione e così via.

Se gli “sciacalli”, così come sono stati ribattezzati dagli addetti ai lavori, ne approfittano per organizzare party abusivi, dall’atra parte c’è anche chi vive d’ostentazione e non riesce a non apparire. L’ulteriore beffa infatti è che i video dei pranzi-spettacolo vengono anche pubblicati sui social e su Tik Tok in particolare.

Sale grandi, al chiuso e con l’angolo consolle. L’atmosfera e le luci sono quelle della oramai vecchia discoteca, i tavoli non conoscono distanza di sicurezza e oltre cento giovani ammassati ballano e bevono “alla faccia del covid”.

Già in settimana Confesercenti aveva denunciato la quasi totale assenza di controlli sul lungomare di Napoli in occasione del martedì grasso, dove in occasione del Carnevale, approfittando delle scuole chiuse, alcune zone della città sono esplose. Tantissime le persone in giro e tantissimi quelle (soprattutto ragazzini) senza mascherina. Una zuffa tra giovani, con tanto di aggressione all’autista del 118, ha provocato momenti di tensione e fuggi fuggi generale in via Partenope. L’episodio si è verificato intorno alle 2 e diversi ristoratori presenti nella zona hanno subito ripercussioni.

Adesso che la Campania torna in zona arancione è facile dare la colpa agli imprenditori della ristorazione e di quel che resta della movida. Ma non sono i responsabili dei focolai che si creano. Anche loro, parafrasando il governatore Vincenzo De Luca, sono vittime dello sciacallaggio mediatico diventato sempre più di tendenza in questo terribile anno di pandemia.

Giornalista professionista, nato a Napoli il 28 luglio 1987, ho iniziato a scrivere di sport prima di passare, dal 2015, a occuparmi principalmente di cronaca. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa, ho frequentato la scuola di giornalismo e, nel frattempo, collaborato con diverse testate. Dopo le esperienze a Sky Sport e Mediaset, sono passato a Retenews24 e poi a VocediNapoli.it. Dall'ottobre del 2019 collaboro con la redazione del Riformista.