È stato operato nella serata di ieri, al Rigshospitalet di Copenaghen, Christian Eriksen, il calciatore 29enne danese che durante Danimarca-Finlandia di sabato 12 giugno, valida per gli Europei di calcio, ha sofferto un arresto cardiaco in campo. Episodio e immagini che hanno fatto il giro del mondo. Solo l’intervento rapidissimo dei soccorsi, con il defibrillatore in campo, ha salvato il centrocampista dell’Inter FC. Eriksen adesso sta bene, dovrebbe essere dimesso nelle prossime ore. Gli è stato impiantato un defibrillatore cardiaco sottocutaneo, come anticipato ieri dalla Federazione danese.

Un defibrillatore cardiaco sottocutaneo è un dispositivo rettangolare, sorta di scatoletta metallica, di 8×7 centimetri, impiantato sottopelle, dal quale parte un elettrodo che circonda il cuore. Viene installato in pazienti affetti da patologie cardiache che possono causare pericolose aritmie. Il dispositivo monitora costantemente l’attività cardiaca del cuore e in caso di aritmie gravi entra in funzione: il defibrillatore aziona shock elettrici capaci di ripristinare la normale attività cardiaca. Di solito viene impiantato con anestesia locale.

Il sistema è solitamente collegato a un computer per trasmettere informazioni sul cuore del paziente e sul funzionamento del dispositivo che possono essere osservate dal medico. “Il dispositivo sottocutaneo di dimensioni lievemente superiori al defibrillatore transvenoso, presenta una caratteristica tecnica che permette di impiantare sotto la cute invece che all’interno del cuore il piccolo cavo elettrico (detto elettrodo) che serve a monitorare il ritmo cardiaco. Grazie a questa caratteristica in caso di rottura presenta il grande vantaggio di poter essere sostituito più facilmente. Inoltre, nel caso si verificasse un’infezione della tasca, i batteri non entrerebbe nel circolo ematico come potrebbe succedere invece nel caso di un impianto con apparecchio transvenoso”, ha spiegato Silvia Priori, professore ordinario di Cardiologia dell’Università di Pavia, a Il Corriere della Sera.

I pazienti ai quali di solito viene applicato tale dispositivo sono giovani adulti, con problemi di aritmia, con patologie legate a un probabile arresto cardiaco. Vengono condotti dei test per capire se il paziente è idoneo all’impianto. Non è stato chiarito se quello di Eriksen sarà temporaneo o stabile. Ancora non è stata resa nota, e presumibilmente non è stata ancora scoperta, la causa del malore che ha colpito il calciatore al 43esimo del primo tempo della partita. Le ipotesi che sono state avanzate sono quelle di una miocardia, di una displasia aritmogena, di una cardiomiopatia ipertrofica o della sindrome di Brugada.

Non è quindi ancora chiaro se Eriksen potrà tornare a giocare. Dipenderà dalla diagnosi. Di certo non potrà tornare a giocare in Italia se dovrà indossare il defibrillatore stabilmente. L’esempio più noto di calciatori che sono tornati a giocare dopo un arresto cardiaco simile è quello di Daley Blind, difensore dell’Ajax e dell’Olanda, titolare anche agli Europei in corso con la maglia Orange. Dopo un malore in Champions League gli fu diagnosticata una miocardite. Da allora gioca con un defibrillatore. In Italia l’idoneità agonistica viene concessa ad almeno sei mesi dall’impianto e solo per sforzi moderati che non prevedono contatti con gli avversari. Il Cocis (Protocollo Cardiologico per il Giudizio di Idoneità Sportiva) non contempla la possibilità di competere con un defibrillatore impiantato.

Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.