Non si ferma il delirio dei No Green Pass: oltre le paure, le perplessità, la contrarietà – tutte legittime, e legittimate da manifestazioni e cortei puntualmente autorizzati dalle autorità almeno fino all’esplosione di violenze; tra l’altro sempre puntuali – c’è ila farneticazione pura. Quella che ha fatto sfilare nel centro di Novara un gruppo di contrari alla certificazione – che attesta la somministrazione del vaccino, la guarigione dalla malattia o la negatività a un tampone – travestiti come le persone deportate nei lager nazisti: il Green Pass paragonato ad Auschwitz.

Chiamatela se volete provocazione: ma è solo uno spettacolo indecente, che sta suscitando durissime critiche e polemiche, inguardabile: decine di persone in pettorine a strisce, qualcuna con un numero appiccicato, aggrappati a una corda che ricorda un filo spinato come quelli che delimitavano i campi di lavoro e di eliminazione del Terzo Reich. Non è certo la prima volta che i No Green Pass fanno riferimento, parallelismi, paragoni tra la gestione della pandemia e le misure messe in atto per contrastare e contenere il contagio, permettendo la ripartenza dell’economia, alle deportazioni naziste. Questa volta la messinscena ha superato sicuramente i precedenti riferimenti.

“Stop dittatura” si leggeva su un cartello. “Abbiamo rappresentato la minoranza che ha creato il governo privandoci della libertà”, ha spiegato una manifestante a Il Corriere della Sera. Il ministro della Salute Roberto Speranza si è detto scioccato. Indignazione diffusa sui social network: le immagini stanno facendo il giro del web. “Vergognatevi”, si legge in diversi post, anche di politici, e “fate schifo”. Le immagini di Novara stanno diventando virali proprio mentre a Predappio, paese natale del duce del fascismo Benito Mussolini, si riuniscono i nostalgici per la commemorazione della Marcia su Roma e sollevando anche critiche al Green Pass.

“È già successo in altre città italiane ma queste persone non sanno cosa è stata la Shoah. È pazzesco che si manifesti in questo modo. La storia bisogna conoscerla e fatti del genere mi lasciano senza parole”, ha detto al quotidiano La Stampa Rossella Bottini Treves, presidente della Comunità ebraica di Novara e di Vercelli. “È evidente che si tratta di un problema culturale, altrimenti non vedo come sia possibile concepire cose di questo genere – ha aggiunto – Non si può accostare una tematica come quella sul Green Pass a quella del filo spinato dei campi di concentramento e della Shoah. A chi ha sfilato a Novara farei delle domande. Mi piacerebbe molto capire. Ecco, allora poi aggiungerei altre considerazioni. Perché nella vita non si può sempre mettersi in cattedra. E questo vale per tutti. Prima di condannare bisogna capire, di sicuro non odiare. Però su un punto bisogna essere inflessibili: la storia, e quella delle persone, va rispettata”.

“Davanti a farneticazioni come quelle di Novara non è possibile invocare la libertà d’espressione garantita dalla Costituzione. Paragoni impossibili come quello cui abbiamo assistito costituiscono un assoluto abuso e un’offesa alla Memoria, che non è solo Memoria ebraica ma patrimonio comune di una società e civiltà. Come spesso denunciato in questi mesi e anni, un presidio valoriale sempre più a rischio e il cui persistente oltraggio a rischio mette anche il nostro futuro”, il commento di Noemi Di Segni, presidente delle comunità ebraiche italiane (Ucei).

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.