Oggi, martedì 6 aprile, potrebbe finire la telenovela relativa al caso Denise Pipitone, incredibilmente riaperto la scorsa settimana ‘grazie’ a Olesya Rostova, un ragazza russa di 20 anni che, dopo essere cresciuta in orfanotrofio, ha lanciato dalle telecamere di un tv di Mosca un appello per ritrovare la vera madre.

In giornata è prevista infatti una nuova puntata della trasmissione russa (“Lasciali parlare“) in onda su Primo Canale. C’è attesa per l’esito del test del Dna (che però potrebbe non essere annunciato nel corso del programma) così come del gruppo sanguigno della giovane, richiesto più volte dalla famiglia di Denise (scomparsa all’età di 4 anni, il primo settembre del 2004, a Mazara del Vallo) tanto da spingere l’avvocato Giacomo Frazzitta, legale di Piera Maggio, a disertare l’ospitata in trasmissione (in collegamento video).

“Speravamo di poter accelerare i tempi e avere l’esito delle analisi ma quello a cui stiamo assistendo da parte della tv russa è solo un ricatto” ha tuonato il lunedì di Pasquetta Frazzitta, alla vigilia della trasmissione che potrebbe dare la svolta al caso della bimba, scomparsa quasi 17 anni fa.

Olesya ha raccontato di essere stata rapita da alcuni rom a 4 anni e di essere stata poi affidata a un orfanotrofio russo a 5 anni. La giovane, che oggi ha 20 anni, l’età che avrebbe Denise, sembra inoltre somigliare molto a Piera Maggio. Da qui la scelta della tv russa di prelevare il Dna e fare le analisi del sangue per capire se davvero Olesya sia Denise. Tutti elementi che avrebbero lasciato “cautamente ottimisti” la mamma di Denise e il suo legale, ma che si sono sciolti come neve al sole davanti al “niet” arrivato da Mosca sull’invio dell’esito degli esami.

“Avevamo chiesto non il Dna, solo il gruppo sanguigno”, ma invece non è arrivato nulla, motivo per cui “non parteciperemo alla trasmissione”, chiarisce l’avvocato Frazzitta. Questo atteggiamento, è uno “stillicidio” nei confronti della sua assistita che da 17 anni aspetta una risposta. “L’attesa per noi è una condizione normale, siamo abituati alle segnalazioni, che giriamo sempre alla procura e che spesso sono senza esito. Questa volta siamo cautamente ottimisti, ma così è solo un ricatto”, conclude.

I dubbi su Olesya

La storia di Olesya è stata segnalata alla redazione di Chi l’ha visto? che continua a mantenere un profilo basso pur annunciando di fatto importanti novità sulla scomparsa di Denise. Ma se la somiglianza, a tratti, potrebbe trovare qualche riscontro, quel che non torna è che Olesya nel corso della trasmissione russa non ha mai detto di conoscere o almeno ricordare qualcosa della lingua italiana, giusto per dare un ulteriore indizio a chi vuole aiutarla.

Quando Denise sparì da Mazara del Vallo aveva 4 anni e parlava, conosceva le parole italiane, il dialetto siciliano. Possibile che in 17 anni abbia dimenticato tutto?

La scomparsa di Denise Pipitone

Il caso della scomparsa di Denise tenne banco per settimane in Italia. La piccola scomparve mentre giocava con alcuni bambini davanti l’abitazione della nonna, un rapimento di cui non vi sono mai state tracce o prove documentali.

Le prime indagini sulla vicenda si focalizzarono in particolare sulla famiglia di Denise: la bambina era nata dalla relazione extraconiugale della madre Piera Maggio, all’epoca sposata con Toni Pipitone, con Piero Pulizzi, conducente di autobus, a sua volta marito di Anna Corona e padre di Jessica.

Denise, secondo gli inquirenti, sarebbe quindi stata rapita dalla ‘sorellastra’ Jessica Pulizzi, anche lei minorenne, con la complicità della madre Anna Corona e dell’ex fidanzato Gaspare Ghaleb per motivi riconducibili a “vendetta e gelosia perché Denise e Jessica Pulizzi sono figlie dello stesso padre, Piero Pulizzi”.

Ne nasce un processo in cui sono imputati Jessica Pulizzi, con l’imputazione di sequestro di minore, e Gaspare Ghaleb, per il reato di false informazioni al pubblico ministero. In tutti i gradi di giudizio scatterà l’assoluzione: in primo grado al Tribunale di Marsala il 27 giugno 2013, in Corte d’Appello a Palermo il 2 ottobre 2015 e in Cassazione nell’aprile 2017.