La lettera di Luigi Di Maio in cui l’ex leader politico del Movimento 5 Stelle e ministro degli Esteri si ‘rimangia’ il suo passato di forcaiolo spacca il mondo pentastellato. Nella missiva a Il Foglio ‘Giggino’ interviene dopo il caso di Simone Uggetti, l’ex sindaco di Lodi assolto nei giorni scorsi dopo cinque anni di calvario giudiziario con una sentenza della Corte d’Appello per non aver commesso il fatto.

Una liberazione per Uggetti, travolto dall’onta mediatica e dalla gogna targata Movimento 5 Stelle e Lega. I primi in particolare lo attaccarono senza pietà, non aspettando altro per dare addosso al Partito Democratico allora guidato da Matteo Renzi. Lo stesso Di Maio andò di persona a Lodi e su un palco allestito per l’occasione chiese le dimissioni di Uggetti. “Se non si dimette lui, le dimissioni gliele devono chiedere Renzi e Guerini, ma non ho sentito Renzi farlo ancora. Chiedo al Pd di liberare i cittadini lodigiani tenuti in ostaggio”, diceva all’epoca il ministro, che oggi si rimangia (quasi) tutto al Foglio.

“Con gli occhi di oggi ho guardato con molta attenzione ai fatti di cinque anni fa. L’arresto era senz’altro un fatto grave in sé, che allora portò tutte le forze politiche a dare battaglia contro l’ex sindaco, ma le modalità con cui lo abbiamo fatto, anche alla luce dell’assoluzione di questi giorni, appaiono adesso grottesche e disdicevoli”. Di Maio si scusa quindi con Uggetti, “da persona e da essere umano, prima ancora che da uomo delle istituzioni”, specificando come non ci siano contenziosi pendenti in corso, “penso soltanto che glielo dovevo”.

Parole di discontinuità che non trovano d’accordo due ‘duri e puri’ del Movimento, talmente ‘barricaderi’ da essere espulso dal gruppo parlamentare il primo, e da andarsene da solo il secondo. Parliamo di Nicola Morra e Alessandro Di Battista, presidente della Commissione Antimafia il primo e leader dell’ala più oltranzista dei grillini (e degli ex 5S).

Morra dagli studi di Omnibus su La7 resta convinto del suo ‘manettarismo’. “La penso diversamente” da Luigi, ha spiegato Morra. Per il presidente della Commissione antimafia “evidentemente Di Maio ha fatto diversi errori, tra cui anche questo. La campagna di una forza politica non deve essere solo demolitoria ma anche costruttiva… Il Movimento doveva avanzare proposte finalizzate a moralizzare il quadro pubblico. Per quanto riguarda la selezione delle candidature si poteva far meglio”, ha aggiunto.

Lo stesso Morra azzarda quindi un paragone a dir poco ardito col sindaco Uggetti, che ha scontato 10 giorni in carcere e quasi un mese di domiciliari, con una carriera politica distrutta. Per Morra la sua vicenda personale coincide con quella dell’ex primo cittadino di Lodi: “Quattro anni fa sono stato iscritto nel registro degli indagati per aver prodotto un’interrogazione parlamentare – spiega il presidente della Commissione antimafia – Ho comunicato tutto attraverso la trasparenza dei social, ho fatto sapere quanto mi stava capitando. Però da quell’atto, dal mio punto di vista assolutamente inaccettabile, perché contra legem, è nata una vicenda che ha procurato danno al sottoscritto… Ho semplicemente accettato la situazione“.

Le parole di Morra sono ovviamente ‘bocciate’ dal vicepresidente dei senatori del Pd e capogruppo dem in commissione Antimafia, Franco Mirabelli. “Voler paragonare la sua vicenda, di cui in pochi si sono accorti, a quella dell’ex sindaco di Lodi che è stato costretto al carcere e si è visto privato dell’onorabilità politica mi sembra davvero un tentativo maldestro di fare confusione e di voler sminuire il senso e il valore della lettera che questa mattina Luigi Di Maio ha mandato al Foglio. Penso che anche questa volta il senatore Morra avrebbe fatto meglio a tacere“, lo ha attaccato Mirabelli.

Stessa linea per Di Battista, uscito dal Movimento proprio per la svolta ‘governista’ pro-Draghi dei pentastellati ma da tempo in sofferenza con la gestione Di Maio. Ospite su Nove de La Confessione di Peter Gomez prova a fare un paragone: “Giorni fa non è stato arrestato anche il sindaco di Foggia in quota Lega? E che alcuni esponenti dei Cinque Stelle lo hanno attaccato? Allora non dovevano attaccare il sindaco della Lega arrestato perché ovviamente è innocente fino a sentenza passata in giudicato?”.

Per quanto riguarda il sindaco di Lodi io sono contento per lui che sia stato assolto, questo a dimostrazione del fatto che evidentemente i tre gradi di giudizio funzionano”.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia