L’emergenza rifiuti a Roma ha dei responsabili? Ci faccia i nomi. La domanda che rivolgiamo a Manlio Cerroni è secca. E sua la risposta non si fa attendere. «Dopo l’inizio della mia vicenda e della gogna mediatica che ne è seguita – spiega – ho scritto 3 libri e ci sono in maniera documentata nomi e cognomi. Oggi dico in sintesi che la colpa è di chi non ha saputo o voluto compiere le scelte necessarie per dare a Roma una autonomia impiantistica in grado di risolvere in modo definitivo il problema della gestione dei rifiuti. Ci metto dentro la classe politica che si è lasciata intimorire dalle beghe elettorali e dalle tante inchieste giudiziarie che hanno scatenato un vero e proprio tsunami alla ricerca di reati eclatanti che alla fine non c’erano. Ma che nel frattempo hanno distrutto uomini e aziende. Mettendo a gestire Malagrotta chi non ne aveva la necessaria esperienza».

Il sito di Malagrotta è stato gestito al lumicino, col minimo sindacale della manutenzione, o perfino al di sotto?
Non lo so. E sa perché? Dopo il Sequestro Preventivo Impeditivo richiesto dalla Procura di Roma, tutto il sito di Malagrotta è nelle mani del dott. Luigi Palumbo, commercialista di Napoli, nominato Amministratore Giudiziario dal Tribunale di Roma. A lui e soltanto a lui competono tutte le scelte tecniche e gestionali del complesso Industriale di Malagrotta. Da quella data io, e con me i Tecnici operativi e gli Amministratori tutti che fino a quella data avevano gestito Malagrotta più che egregiamente al servizio di Roma, siamo stati estromessi da tutto. Ma le aggiungo una considerazione in proposito: gestire Malagrotta non è una cosa semplice se non si hanno alle spalle competenze decennali e comprovate in tutto il mondo e una visione chiara del futuro. Non a caso le nostre aziende alla fine del 2013 avevano trattato oltre 150 milioni di tonnellate di rifiuti (pari all’intera produzione italiana di cinque anni) per valorizzazione e recupero.

Siamo davanti a un disastro ambientale senza precedenti. Come si poteva – e si doveva – evitare?
Affidando la gestione di un complesso come Malagrotta a figure professionali esperte con una esperienza comprovata nel settore. O quantomeno non consentire che venissero estromessi tutti i tecnici che da decenni gestivano con competenza gli impianti e che avevano dimostrato la loro capacità in oltre 30 anni di servizio reso a Roma. E questo lo dico anche andando oltre questa immane tragedia cui da ieri tutti assistiamo impotenti. Mi lasci aggiungere solo una amara riflessione: se oggi fossimo stati ancora noi alla guida di Malagrotta con quello che è successo ieri saremmo stati tutti arrestati e avrebbero buttato la chiave.

Per uscire dall’emergenza rifiuti Roma ha bisogno di nuovi impianti e di strutture. Cosa direbbe al Sindaco Gualtieri oggi?
In ogni momento della mia vicenda non ho mai smesso di sentirmi impegnato per Roma a cui mi lega un profondo sentimento di amore e di riconoscenza. Ho scritto decine di lettere con proposte concrete, con soluzioni che se realizzate avrebbe fatto di Roma un modello così come lo era stata negli anni 60 quando realizzammo il primo impianto di trattamento industriale dei rifiuti al mondo. Già in campagna elettorale ho inviato ai candidati Sindaci di Roma una “Soluzione” per mettere Roma al riparo da ogni emergenza per il futuro chiudendo in casa, mi passi il termine, il ciclo dei rifiuti. L’ho ricordata al Sindaco anche una volta eletto. Non ho mai avuto riscontri.

Come vede il futuro della sostenibilità nel ciclo dei rifiuti? Qual è il suo sogno?
Prima di questo disastro annunciato il mio sogno finale, visto il mio calendario, era quello di far tornare Roma ad essere modello di tecnologie ambientali aperte al futuro in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione e neutralità climatica voluti dall’Unione Europea e dal nuovo Ministero della Transizione Ecologica. Aprire una frontiera nella valorizzazione dei rifiuti passando dal concetto di produzione di energia a produzione di materia. Oggi i grandi gruppi industriali del settore, cito tra essi la multinazionale giapponese JFE, stanno abbandonando progressivamente l’incenerimento con produzione di energia, perché produce C02 e immette fumi caldi in atmosfera, e stanno trasformando i loro impianti di termovalorizzazione in produttori di materia… metanolo, etanolo, idrogeno, senza emissioni e quasi senza C02. Questa è la nuova frontiera. Questo è il futuro.

Ne ha parlato con il sindaco di Roma?
Certo. Gliel’ho scritto con una lettera dell’aprile scorso. Anche in questo caso nessuna risposta. Ma evidentemente nonostante le assoluzioni devo restare per sempre fuori dalla giostra. Auguri.

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.